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E la ricerca diventa verticale

Mentre Google, Yahoo e Microsoft presidiano il campo dei motori tradizionali, piccole startup tentano la via di quelli di nicchia.

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Tra i tanti brutti neologismi partoriti in tempi di ebbrezza da new economy
galoppante c’è anche ‘vortale’ (vortal per gli inglesi). Cos’era?
Un portale ‘verticale’, di nicchia, settoriale. Secondo Webopedia
è “un sito web che fornisce informazioni e risorse su uno specifico
settore industriale”. Splendida e ‘profetica’ la chiosa della definizione:
“Forse i vortali sostituiranno siti come AOL o Yahoo nel ruolo di punti di
accesso alla rete Internet”. Chissà se tra qualche anno commenteremo
con pari ironia le cose che si leggono in questi giorni sulla nuova frontiera
della ricerca in rete: la ‘vertical search‘.

Di cosa si tratta? Di un sistema di ricerca applicato ad una nicchia, con
un focus molto specifico
. Può essere relativo al contenuto, alle fonti,
persino ad una singola parola (è il caso di servizi come PubSub).
Molti analisti
credono che sia un ambito con grandi
prospettive
. Nelle cronache dalla Silicon Valley il tema ritorna con frequenza
crescente. I venture capitalist sembrano ben disposti a scommetterci e soprattutto
a tirare fuori il denaro. Nel mercato nascente della ‘ricerca verticale’, infatti,
startup e piccole aziende hanno ancora la possibilità di dire la loro.
Sui motori ‘orizzontali’ la partita sembra invece ormai chiusa. Realizzarne uno
valido costa, tantissimo, e richiede infrastrutture tecnologiche e schiere di
PHD che solo pochi possono permettersi.

I settori in cui già ora si assiste ad un fiorire di iniziative sono
quelli del lavoro, degli immobili, dei viaggi, delle automobili, ma anche la prenotazione
e vendita di biglietti. Proprio a questi ambiti sono legati siti come Kayak,
Simplyhired, WorkZoo,
NimbleCat.

La domanda che va posta è semplice: esiste, realmente, lo spazio per
questi motori di nicchia? Detto altrimenti: in che cosa sono o potrebbero diventare
più efficaci di Google, Yahoo o MSN Search? La risposta è in genere
questa: questi servizi filtrano i risultati a monte, selezionano con cura le fonti,
restituiscono quindi solo le informazioni veramente rilevanti, quelle che ci servono.
Ho trovato illuminante un esempio fatto sul blog
da Ravi Dronamraju, che di ricerca si occupa sul campo essendo impiegato a Yahoo!.
Dice: “Sto cercando una Honda Civic usata nel raggio di 50km da casa mia.
Un annuncio di vendita è per sua natura transitorio, la pagina web su cui
si trova esiste per un breve periodo di tempo, poi scompare. Un meccanismo come
il PageRank di Google o altri simili, non sono l’ideale per soddisfare la mia
esigenza e identificare le pagine e le automobili che mi servono in quel momento”.
Vero. Potrebbe essere ideale, invece, un motore ad hoc che va a prendere i dati
solo dai siti con annunci di auto usate e che è in grado di aggiornare
i risultati costantemente, con una cadenza misurata magari in ore.

Tocchiamo qui un punto cruciale e che ha anche generato una sorta di disputa
nominalistica (se cioè si debba usare per tali applicazioni la definizione
di ‘motori di ricerca’). Se si riflette sulle modalità tipiche di funzionamento
di questi servizi come le abbiamo tratteggiate qui sopra, si può concludere
che la loro natura è più simile a quella di un aggregatore che a
quella di un motore propriamente detto. Mentre Google o Yahoo! operano tramite
crawler che percorrono il web in lungo e largo a caccia di pagine e link,
questi servizi collezionano dati strutturati da fonti specifiche, li inseriscono
in un database e intorno ad essi costruiscono un’interfaccia di ricerca. Più
aggregatori che motori, insomma, e validi proprio per questo, per quest’opera
di filtro delle fonti operata all’origine.

Sull’importanza di questo fattore (ricerca ‘orizzontale’ vs. ‘verticale’) si
è soffermato di recente Jeff Bezos. All’Etech di San Diego ha presentato
il nuovo servizio Open Search collegato al motore A9.
Il fondatore di Amazon è partito da un’esempio reale. Se si cerca su Google
il termine ‘Vioxx’, si ottengono per lo più risultati legati a cause legali:
il farmaco è stato da poco ritirato dal mercato perché dannoso per
la salute. Se però si cerca su un database medico-scientifico come PubMed,
si otterranno solo risultati legati alla farmacologia, alla letteratura scientifica.
Per alcuni saranno rilevanti i primi, per altri i secondi. La soluzione Open Search
tenta di coniugare le esigenze di entrambi i potenziali gruppi utenti. Il motore
di Amazon si era già segnalato più che per nuovi algoritmi, per
l’interfaccia innovativa e per i servizi accessori. Con OS, una tecnologia basata
sul formato RSS, punta a integrare la dimensione di ricerca orizzontale con quella
verticale. Il sistema
consente infatti la creazione di ‘canali’ di ricerca ad hoc basati su servizi
e siti esterni. Sotto al modulo per cercare sul web con Google, ho la possibilità
di fare ricerche su PubMed e di confrontare i risultati sulla stessa pagina. Il
servizio è aperto e con un minimo di impegno chiunque pubblichi contenuti
sul web può inserire la sua colonna su A9/Open Search.

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