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Google Gears, il SaaS funziona anche offline

Google Gears è lo strumento ideato da Google per aggirare l'ostacolo del legame tra Software as a Service e connettività: un piccolo download permette di usare i servizi di Google sul pc come vere e proprie applicazioni. Mozilla, Opera e Adobe collaborano

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Questa volta la sfida a Microsoft è più evidente rispetto al passato: se fino ad oggi il ‘software-as-a-service’ di casa Google non aveva ancora intaccato l’ambito offline, ora Google porta i propri servizi direttamente sul desktop, e più specificatamente sui dekstop di ambiente Windows (XP/Vista). Nome in codice: Google Gears. Google, insomma, ha pensato ad un motore che, installato sul desktop, permette ai suoi servizi di funzionare in totale indipendenza dalla possibilità di connessione.

Il progetto è dotato di un completo tutorial all’interno del quale sono illustrati i dettagli dell’operazione. Le istruzioni promettono la possibilità di usare i vari servizi anche con l’opportunità di avvalersi di storage locale e probabilmente non a caso il tutto viene ufficializzato nei giorni del Developer Day: Google Gears è a disposizione della comunità open source, così che siano gli utenti stessi a metterci mano per proporre le proprie idee ed il proprio lavoro. L’installazione di Google Gears richiede un download da 188 Kb.

Adobe, Mozilla ed Opera sarebbero già saliti sul carro di Google. Un esempio concreto di quel che Google Gears è in grado di fare è offerto dal test compiuto da Nick Gonzales secondo il quale un apposito pulsante su Google Reader avvia il download di 2000 item che rimangono così a disposizione per una lettura offline. Ovviamente il tutto non proietta direttamente i servizi Google nel mercato di Office, ma la possibilità di lavorare offline sgretola parte dei vincoli finora gravanti sul SaaS (in particolare la necessaria compresenza di una connessione attiva) e potenzia il nome di Google alla guida del percorso che vuole imporre il concetto di “servizio” su quello tradizionale di “software”. Il tutto, secondo eWeek, è direttamente legato ai recenti accordi stretti con Salesforce e si proietta all’uso soprattutto su device quali smartphone.

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