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Scontro sul Fair Use: «Non è un diritto»

Dopo le ripetute richieste alla Federal Trade Commission di chiarire la nozione di Fair Use per agevolare i consumatori un nuovo soggetto che riunisce molte aziende si sta pronunciando a favore di un irrigidimento del copyright

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C’è un nuovo soggetto che si sta facendo avanti nello scenario legal-informatico, la Copyright Alliance, un consorzio che gode del supporto e dell’approvazione di aziende come MPAA, NBC, News Corp., Disney, Time Warner, Business Software Alliance, Microsoft, ASCAP e l’NBA, e che è attivo per difendere, e alcuni dicono inasprire, le regole del copyright.

A dirigere la Copyright Alliance è Patrick Ross che in un lungo articolo su Cnet spiega le sue motivazioni e il punto di vista del consorzio sul dibattito al momento in corso riguardo l’accezione di significato di Fair Use. Per come la vede Ross il Fair Use di un prodotto sottoposto a diritto d’autore è una questione di restrizione e assolutamente non si tratta di un diritto del consumatore.

Il senso è che per una semplificazione legale esiste una certa libertà nel riprodurre prodotti dotati di copyright, poichè sarebbe complesso concedere ogni volta un autorizzazione a professionisti che devono citare o appunto riprodurre molto spesso e per lavoro. L’esempio di Ross è quello dei giornalisti o dei critici che per lavoro devono citare e riprodurre e dunque il Fair Use glielo concede. Altro discorso però sarebbe l’accezione dell’uso personale. Il copyright, nella visione della Copyright Alliance è uno stimolo alla creatività.

A fare da contraltare alla posizione della Copyright Alliance è la Computer & Communication Industry Association (CCIA) che ha recentemente fatto esplicita richiesta alla Federal Trade Commission di chiarire e specificare meglio quale sia la definizione di Fair Use per evitare il marasma legale in corso. Secondo la CCIA il copyright dovrebbe consentire molte più libertà ai consumatori. Loro stessi hanno scritto un loro disclaimer: «Pensiamo che la legge sul copyright garantisca che tu come membro del pubblico hai determinati diritti. Puoi copiare, distribuire, preparare lavori derivati, riprodurre, introdurre in un sistema di consegna elettronica e trasmettere porzioni di una pubblicazione a patto che tutti quesit usi costituiscano un fair use come dice la legge».

In sostanza l’idea della CCIA è che il Fair Use non sia un’attività in sè ma che sia un modo di fare qualsiasi attività, così che non siano gli atti ad essere condannabili (come copiare) ma il modo in cui li si fa (copiare a scopo di lucro). Curioso notare come a supportare il sito della CCIA chiamato Defend Fair Use, tra i vari ci sia anche Microsoft che per altri versi rientra nella Copyright Alliance.

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