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Italia.it è un muro di gomma

Impossibile accedere ai documenti che certificano nei dettagli le spese sostenute per erigere il progetto Italia.it. Il Governo ha respinto prima la richiesta di ScandaloItaliano ed ora quella di Generazione Attiva. Il vizio è nuovamente formale

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Vergogna, sdegno, protesta, insofferenza: le sensazioni rimangono sempre le stesse nel momento in cui Italia.it è il nome al centro della storia. Dall’altro versante, però, il muro di gomma fa leva su norme opinabili, ma pur sempre scritte nero su bianco tra le normative che regolano i rapporti tra cittadinanza e la pubblica “cosa”.

Ancora una volta non è stato possibile accedere ai numeri che stanno dietro al progetto Italia.it. Il sito sul turismo italiano è stato progettato, poi dimenticato, quindi ripristinato, annunciato, infine sepolto tra le critiche ed i voti negativi. Ma un certo atteggiamento attivo è rimasto vivo grazie al lavoro di alcuni blog che nel tempo ne hanno seguite le vicissitudini ed hanno tentato altresì di mettere mano a documentazione ufficiale utile a capirne qualcosa di più di quel che il progetto ha rappresentato a livello contabile. Sforzi, però, virtualmente inutili: lo Stato continua a negare l’accesso a tali documenti per motivi formali che non fanno altro che ampliare ulteriormente la frattura creatasi nel tempo.

Nel giorno in cui il TAR toglie a Gentiloni per qualche settimana una difficile patata bollente, ora è Rutelli a trovarsi tra le mani una nuova questione scottante. Il primo episodio è firmato ScandaloItaliano: il blog ha raccolto la base attorno ad un progetto di protesta ed ha avanzato richiesta presso le autorità per avere tra le mani elementi di fondamentale importanza per proseguire e meglio argomentare la critica ai responsabili del sito. Richiesta bocciata, però, perchè il richiedente non avrebbe le caratteristiche necessarie per rendersi autore di tale iniziativa presso il Governo.

A questo punto corre in aiuto di ScandaloItaliano l’associazione Generazione Attiva, nome divenuto noto grazie alla vittoria ottenuta per l’annullamento dei costi di ricarica che tanto danaro ha restituito alle tasche degli italiani. Generazione Attiva ha fatto propria la richiesta originaria e l’ha riproposta, ma anche in questo caso giunge la bocciatura delle istituzioni. Le motivazioni sono tutte nelle parole di Ciro Esposito, firmatario della risposta: «a seguito dell’esame della domanda, la commissione ha concluso, con un motivato parere, che la domanda di accesso, come formulata da codesta Associazione, non rientra tra i diritti specifici dei consumatori in quanto finalizzata genericamente a conoscere i costi della pubblica amministrazione, in funzione di un generico ed indistinto interesse al contenimento della spesa pubblica».

«Generazione Attiva ringrazia il Governo per la trasparenza con cui opera e per la pronta e rapida risposta fornita.»: così, sarcastico, Andrea D’Ambra. «vedere dei rappresentati dello Stato affermare […] che una richiesta non rientra tra i diritti dei consumatori in quanto “finalizzata genericamente a conoscere i costi della pubblica amministrazione, in funzione di un generico ed indistinto interesse al contenimento della spesa pubblica” è uno spettacolo civicamente degradante e umanamente penoso», così ScandaloItaliano. «Non ci sono parole. Non si può che urlare: vergogna, vergogna, vergogna!»: così The Million Portal Bay.

Mantenendo un atteggiamento interpretativo propositivo, per le associazioni interessate la chiave di lettura è indicata dalla stessa risposta proveniente dal Governo: la richiesta non deve essere volta ad un interesse “generico” come il contenimento della spesa pubblica, ma deve essere specificatamente argomentato. E il tutto deve essere portato avanti da una associazione interprete di una rappresentanza specificatamente coinvolta. Le istituzioni chiudono i varchi e, per ora, il muro di gomma eretto regge.

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