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L’Italia dell’IT

L'Italia dell'IT non è tra le più fortunate. A partire da Italia.it, ma anche tutto il resto del comparto non gode di ottima salute. L'ecommerce è sottosviluppato, pochi gli investimenti in ricerca e sviluppo

Il report prende in esame una fitta schiera di parametri per stilare il giudizio finale sullo stato di salute del settore nei vari paesi considerati: « l’ambiente economico complessivo, lo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche, la disponibilità di capitale umano qualificato, la normativa sul copyright, lo stato di ricerca e sviluppo e il supporto allo sviluppo del comparto IT». In nessun caso l’Italia sembra eccelere e, anzi, da più parti c’è una fotografia grigia della nostra situazione.

A partire dall’ecommerce. L’indagine fa riferimento ai dati dell’Istituto Nazionale di Statistica nel sottolineare come appena l’1% del venduto totale sia passato attraverso transazioni business-to-consumer online, il che posizione il nostro paese molto più indietro rispetto ai livelli raggiunti da Stati Uniti o Germania. Scarso anche il capitale umano impiegato nel settore IT, nonché il capitale destinato a ricerca e sviluppo: eravamo 22esimi nel mondo lo scorso anno, siamo 24esimi oggi (con casistica particolarmente penalizzante in relazione all’impegno in R&D proveniente dal settore imprenditoriale: 1.47 dollari per ogni persona contro i 9.48 della Svezia). Un piccolo, timido, plauso è dedicato solo all’e-Gov, una sorta di mosca bianca in un quadro privo di positività.

Ricerca e sviluppo: l'Italia è alle corde

Curioso è notare l’intrigante parallelismo tra questo tipo di classifica (composita, organica, complessa) ed il semplice ranking dei paesi con maggior copertura broadband. A parte alcuni casi, i due fenomeni sembrano davvero procedere di pari passo, anche se non tutti sono d’accordo sulla direzionalità del rapporto causa/conseguenza tra i fattori. Bernabé, nell’incontro di Rovereto, ha infatti ad esempio addebitato la scarsa copertura italiana all’alto tasso di analfabetismo informatico esistente ad oggi. I più hanno contestato (a posteriori) tale tesi, ricordando come in assenza dell’infrastruttura vengano meno le condizioni per un approccio allo strumento ed al suo uso conseguente. Punti di vista, con Bernabé peraltro nella difficile posizione di dover difendere l’indifendibile.

Più semplicemente, il report ha correlato la penetrazione del broadband e la spesa IT pro-capite. Il parallelismo (anche in questo caso con ovvie eccezioni a confermare la regola) è puntualmente confermato, evidenziando la bontà delle teorie di quanti sostengono lo stretto legame intercorrente tra sviluppo della banda larga e performance economiche:

Spesa procapite e broadband

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  • Andrea

    Vi rendete conto che se fate http://www.italia.it non esiste l’url.

    Dopo aver buttato via una paccata di milionate di euro neanche hanno avuto la decenza di lasciare uno straccio di cartina dell’Italia statica.

    E’ una vergogna e dire che se me lo chiedessero , con quel poco di patriottismo che mi rimane, la farei io una pagina statica che almeno testimonia che il nostro paese esiste anche su internet.
    Anche gratis ovviamente pur di non dovermi vergognare più.

    E poi ci si stupisce di questi risultati ?

    Andrea

  • http://lelespace.spaces.live.com Emanuele

    Già, che vergogna!
    E poi odio quando noi stessi ci diciamo quanto sia importante il Made in Italy, la cucina mediterranea, il sole, gli spaghetti…. il fatto è che SIAMO lo stereotipo che gli stranieri ci affibiano da anni, e http://www.italia.it è l’ennesima prova: soldi non buttati ma regalati ad una stretta cerchi di amichetti, mentre io come tanti altri ci facciamo il culo per pagare il mutuo, risparmiare sulla spesa, non permettersi una vacanzina di una settima perché poi c’è da pagare le tasse che serviranno a finanziare le vacanze, le ville e i macchinoni di questi cari amichetti.
    E se qualcuno pensa che questa sia solo demagogia allora forse si merita l’italia (con la i volutamente minuscola) che http://www.italia.it rappresenta.

  • Ratamusa

    Bernabè li ha presi tutti in giro. De facto la sua azienda è monopolista e non ha la minima intenzione di cambiare le cose. Troppe cose di cui rendere conto; troppi incompetenti che dovrebbero venire allo scoperto troppi clienti buggerati; troppo sporco sulla coscienza.
    Se quell’azienda fosse costretta a rimettere a posto le cose, crollerebbe sotto il peso delle sue colpe. Non deve succedere, tutto deve rimanere come prima, come sempre. Troppo difficile risistemare le cose, molto più facile buggerare dei blogger bietoloni.
    È quello che è successo. Punto.