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Il “tam tam” della rete

È curioso il fatto che il passaparola in rete venga definito “tam tam”. Perchè proprio “tam tam”? Chi se l’è mai chiesto? Ed il fatto che McLuhan lo avesse in qualche modo predetto, è invece cosa non solo curiosa: è cosa importante. Il punto di partenza in questa riflessione è in uno dei più noti [...]

È curioso il fatto che il passaparola in rete venga definito “tam tam”. Perchè proprio “tam tam”? Chi se l’è mai chiesto? Ed il fatto che McLuhan lo avesse in qualche modo predetto, è invece cosa non solo curiosa: è cosa importante.

Il punto di partenza in questa riflessione è in uno dei più noti libri di McLuhan, il punto d’arrivo è nella definizione del “tam tam“.

La rete, infatti, è per associazione la diretta discendente della radio. Non è certo semplicemente un’evoluzione, è un medium a sé stante, ma per certi versi è più vicino alla radio che non al televisore in quanto portatore di un’esperienza perlopiù intima. Ai tempi McLuhan dedicava il capitolo XXX del suo libro “Strumenti del comunicare” alla radio, ovvero al “Tamburo tribale“. E scriveva:

La radio tocca intimamente, personalmente, quasi tutti in quanto presenta un mondo di comunicazioni sottintese tra l’insieme scrittore-speaker e l’ascoltatore. È questo il suo aspetto immediato: un’esperienza privata. Le sue profondità subliminali sono cariche degli echi risonanti di corni tribali e di antichi tamburi. Ciò è insito nella natura stessa del medium, per il suo potere di trasformare la psiche e la società in un’unica stanza degli echi. Coloro che scrivono per la radio, tranne poche eccezioni, ignorano questa sua dimensione risonante.

Rileggere queste parole oggi, con il senno del poi, con di fronte tutto quel che è internet e ciò che ha comportato, è illuminante. Ed è illuminante anche pensare al fatto che, oggi come allora, coloro i quali scrivono per il nuovo mezzo, «tranne poche eccezioni, ignorano questa sua dimensione risonante».

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  • Paolo Dodet

    Verissimo, Giacomo, non ci avevo mais pensato, ma internet ha piú a che vedere con la radio che con la televisione.

    Solo per dirne una, mentre navigo posso fare altre cose, o posso navigare in piú siti, leggere articoli diversi, ascoltare musica, parlare con qualcuno in SkyPe, sviluppare un applicativo e mangiarmi un panino.

    Quando ascolto la radio pure, non ho bisogno di stare davanti all’apparecchio e non perdermi niente perché il suono mi raggiunge ovunque io vada in casa.

    Con la televisione è differente. Sono obbligato a starmente seduto, perché se perdo un minuto cruciale del film forse non ci capirò piú niente, se mi perdo il secondo fatale della partita è gol e io m’in!@#$zo.

    Con la radio no.

    Sembra incredibile, ma la radio ti lascia piú indipendente che la tv. Non ci avevo mai pensato.

    Ciao da Florianópolis