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Guarda che Luna, guarda che Wired

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Riccardo Luna portò Wired in Italia facendo riscoprire la carta ai blogger, ed essi videro che era cosa buona e giusta, e fu sera e fu mattina…

Dopo alcune indiscrezioni e mezze verità, da qualche settimana una nuova certezza anima gli italici lidi digitali della Rete: Wired avrà presto un’edizione italiana. Il nocchiero della nuova avventura editoriale sarà Riccardo Luna, chiamato da Condé Nast a dirigere la versione per l’Italia della sua famosa pubblicazione. Un progetto ambizioso, che ha da subito cercato di allignare nella blogosfera italiana per creare la coda lunga necessaria per promuovere l’iniziativa da qui a febbraio, mese in cui sarà pubblicato il primo numero di Wired.

La promozione è passata anche attraverso un evento, “Colazione da Wired”, organizzato per conoscere anche al di qua dello schermo alcuni blogger italiani (sempre quelli) e condividere con loro idee e opinioni sul costruendo Wired italiano. Raccolti attorno al tavolo della redazione, molti dei convitati alla colazione non hanno certo guardato il dito, ma Luna, riscoprendosi presto fan scalmanati della cara vecchia carta, quella cui avevano riservato una lunga messa da morto nel corso degli ultimi anni sui loro blog.

Un’inversione di marcia non indifferente, come sottolinea anche Dadda, tale da far quasi venire il sospetto di una certa strumentalità tesa a conquistare un coriandolo della nuova rivista patinata su cui scrivere, in barba all’amato e coccolato mondo dei bit. Certo, ognuno è libero di cambiare opinione nella vita, figurarsi nella rappresentazione della stessa online, ma a volte una dose omeopatica di coerenza non guasta. Il rischio, altrimenti, è di vedere le cose con scarsa lucidità.

Lasciando da parte la subitanea condiscendenza verso la cellulosa di alcuni convitati all’evento di Wired, la scelta di creare un magazine di carta per raccontare la realtà del Web in costante mutazione può apparire singolare, sia per la natura del media oggetto della pubblicazione sia per i costi che essa comporta in un periodo di profonda crisi economica. Le risorse scarseggiano e, chi resiste, cerca di ottimizzare e riorganizzarsi per non sprofondare. È di qualche giorno fa la decisione dello storico PcMagazine di terminare la pubblicazione della sua edizione cartacea, concentrando tutte le attività online, una scelta ritenuta ormai obbligata e inevitabile dagli stessi responsabili della rivista. Condé Nast stessa ha recentemente annunciato la chiusura di alcuni giornali e un ridimensionamento nella redazione statunitense di Wired per tirare un poco la cinghia.

Eppure, mentre da una parte taglia e chiude giornali, dall’altra Condé Nast si lancia in una nuova operazione editoriale, programmando il lancio di Wired Italia per il prossimo febbraio. Per farlo si affida a Riccardo Luna, giornalista fautore delle sorti del giornale calcistico “Il Romanista”, ma all’apparenza avulso al mondo del Web e delle nuove tecnologie. Un progetto curioso, quello di Condé Nast, che al momento sembra sollevare più dubbi e interrogativi che risposte. Il timore è che il nuovo tentativo di portare Wired in Italia possa nascere da subito con un difetto congenito, qualcosa che non lo porti a sopravvivere per più di qualche mese come già accadde ad altre riviste dedicate alla Rete e all’informatica.

Pessimismo cosmico? Può darsi, in tanta incertezza non resta comunque che attendere il primo numero del nuovo Wired per capire di che pasta sarà realmente fatto e magari per fugare qualche interrogativo. Nel frattempo, un in bocca al lupo d’ordinanza a Riccardo Luna non può essere certo negato.

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