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L’AGCOM tiene a battesimo Open Access

Calabrò e Bernabé si son stretti la mano tenendo a battesimo la presentazione ufficiale di Open Access, che rappresenta il nuovo corso della rete italiana e dei rapporti tra l'incumbent e la concorrenza. Aumenta, contestualmente, il canone residenziale

Calabrò non esita a parlare ai microfoni di vera e propria “avanguardia” per gli obiettivi che il progetto si pone e Bernabé ribadisce paritetico giudizio confrontando l’approccio al problema in confronto a quanto posto in essere da British Telecom nel Regno Unito (BT era stata nei mesi scorsi il primo elemento di confronto adoperato nei discorsi sul tema): «loro hanno speso 900 milioni di euro e per due anni le cose non hanno funzionato a dovere. Open Access, invece è immediatamente operativa – gli impegni partono il primo gennaio – anche se avrà bisogno di un’implementazione nel corso del 2009 e questo perchè le decisioni dell’autorità comportano 17 gruppi e 223 sottogruppi di impegni».

Dalla «storica» giornata ne esce un attore nuovo: Open Access avrà strutture e personale a sé stanti, budget prefissati e ruolo autonomo rispetto alla casa madre Telecom. Sulla crescita e la gestione di Open Access si concentreranno le attenzioni per la più totale equità di trattamento per tutti gli attori del mercato e nel contempo nuovi investimenti sulle infrastrutture di nuova generazione tenteranno di smuovere le acque stagnanti della connettività (e del digital divide) del nostro paese.

Tutto a posto con la Commissione Europea, tutto a posto con Telecom Italia: l’AGCOM esce dalla giornata con rinnovata fiducia nel futuro della rete nazionale e con la convinzione di aver portato a compimento un percorso che da anni gli utenti chiedono a gran voce. Open Access sarà attiva in tempi molto brevi e dal destino di questo percorso dipenderà in gran parte il futuro dell’accesso alla banda larga ed alle opportunità conseguenti. Per l’Italia, che parte da una situazione di grande svantaggio, trattasi di una svolta storica che tutti attendono ora alla prova del mercato.

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  • http://saitfainder.altervista.org/ Vincenzo

    Svolta storica sarebbe stata la creazione di un consorzio partecipato da tutti gli operatori che gestisse la rete fisica. Così abbiamo solo una finta costola di Telecom che probabilmente non cambierà la situazione attuale. Un pò come quando TIM fu scorporata economicamente, ma per il resto non era cambiato nulla.

    Speriamo solo che questo aumento NON giustificato delle tariffe non serva esclusivamente per riempire quel pozzo senza fondo che è il debito di Telecom ereditato dagli allegri giri di “alta finanza” degli imprenditori nostrani di primo piano, ma serva effettivamente a migliorare la situazione.

  • http://www.digitaldivisi.net Teuss

    Concordo su quanto dice Vincenzo che, prima di me, ha scritto come una svolta storica sarebbe stata la fondazione di un Consorzio pariteticamente partecipato da tutti gli operatori. Open Access, per me, è solo una grande operazione di facciata che poco o nulla porterà per la vera indipendenza della rete infrastrutturale dalle mani dell’azienda madre.

    E ahi noi chi continuerà a farne le spese saranno solo gli utenti e di conseguenza lo sviluppo socio-economico del sistema Italia.

  • Gabriele

    Sono un dipendente Telecom, precisamente un tecnico, uno di quelli che va ad attivare le linee a casa dai clienti.
    Dall’interno, si parla di questo Open Access già da tempo, alcuni mesi certamente. Una prima separazione, agli alti livelli e che non è ancora quella di cui si parla in questo articolo, è già stata messa in atto.
    Senza nessuna differenza reale per i clienti, finora.
    Ad oggi certamente gli operatori concorrenti vengono trattati peggio rispetto ai clienti Telecom.
    Speriamo proprio che questa divisione venga fatta sul serio e non solo di facciata.
    Al contrario di quello che sostiene il menagement Telecom, io credo che ne guadagnerebbe tutto il mercato…