Google brevetta la sua home page
Stando alle prime informazioni, Google avrebbe da poco ottenuto il via libera dallo US Patent and Trademark Office per brevettare la propria pagina di ricerca "classica". La novità potrebbe avere non poche ripercussioni online
La novità sottolineata da Gawker potrebbe avere risvolti da non trascurare. Secondo numerosi osservatori, il brevetto da poco approvato negli Stati Uniti renderebbe la società di Mountain View “proprietaria” dell’idea di una pagina web contenente una grande casella di ricerca con due tasti al proprio centro e sormontata da alcuni link testuali. Tale condizione potrebbe assicurare un’arma di difesa in più per Google per arginare il crescente numero di imitatori della propria home page, ma potrebbe anche disincentivare la creazione di nuove soluzioni basate sulla celebre pagina del motore di ricerca da parte di piccole società e startup.
Al momento Google non ha fornito informazioni ufficiali in merito al nuovo brevetto e non sono dunque noti i piani della società per sfruttarne le potenzialità, ma i principali competitor di Mountain View dovrebbero comunque dormire sonni tranquilli. Tra le varie opzioni messe a disposizione da Yahoo spicca una pagina per effettuare le ricerche simile a quella di Google, ma la collocazione di tasti e link è sensibilmente diversa rispetto alla pagina da poco brevettata. Bing, il nuovo motore di ricerca di casa Microsoft, presenta poche analogie con la home page classica di Google e offre ai propri utenti una immagine di sfondo diversa ogni giorno.
L’approvazione della richiesta di brevetto presentata da Google solleva infine alcuni interrogativi sull’operato dello US Patent and Trademark Office. A partire da metà anni Novanta circa, buona parte dei sistemi per effettuare le ricerche online adottarono un’impostazione grafica minimale del tutto simile a quella adottata da Google e ora brevettata. In molti si chiedono, dunque, se prima della società di Mountain View qualcuno non avesse già proposto all’ufficio brevetti una richiesta per registrare una particolare pagina per le ricerche online, cosa che metterebbe in discussione la validità del brevetto appena approvato e la stessa affidabilità dell’importante istituzione statunitense.
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