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Verso il tramonto di Second Life?

I Linden Lab hanno annunciato la chiusura dei propri uffici in Regno Unito e Singapore per concentrare le attività nelle USA con una forza lavoro ridotta del 30%. Ora Second Life punta al cloud ed ai social network, ma potrebbe ormai essere troppo tardi

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Da tempo, ormai, Second Life non è più il grande fenomeno che è stato negli anni passati. Cresciuta più che altro sull’onda della grande curiosità espressa dai media, e fomentato dalla folle corsa all’isola delle meraviglie che prometteva grandi opportunità ad aziende, personaggi ed esponenti politici, Second Life è stata in seguito travolta dallo tsunami dei social network ed il nome è progressivamente scomparso dalla cronaca quotidiana. Il deflusso ha portato via con sé le mirabolanti promesse del miracolo economico virtuale sull’isola ed i Linden Lab (da cui tutto è partito) si trovano ora a dover annunciare un sostanzioso taglio del personale.

Trovare giudizi equanimi ed equilibrati su Second Life è sempre stato complesso perchè la fenomenologia del momento aveva portato ad una polarizzazione delle analisi basata su forti entusiasmi in contrapposizione a numerosi detrattori. Con il passar del tempo si sono smorzati gli animi ed attorno a Second Life è rimasto il vuoto di avatar ed isole abbandonate al proprio destino, un’economia virtuale andata sgonfiandosi ed un nome che non sapeva più scatenare i sogni di un tempo.

Le certezze sono negli annunci odierni: i Linden Lab spiegano che, dopo 2 anni di forti investimenti per rendere Second Life un servizio stabile e qualitativo, è necessario ricompattare le fila, ottimizzare le risorse e cercare una miglior profittabilità abbassando anzitutto i costi. La riorganizzazione prevede la concentrazione delle attività al Nord America (abbandonati gli uffici di Regno Unito e Singapore), con il conseguente taglio del 30% della forza lavoro attuale.

Il gruppo palesa due obiettivi di lungo periodo: la trasformazione di Second Life da software a servizio (permettendone pertanto l’accesso direttamente tramite software, senza la necessità di alcuna installazione preventiva) e l’estensione del mondo virtuale degli avatar a quello dei social network. Progetti intelligenti, direzione corretta, giusta impostazione per rilanciare il brand e tornare ad un ciclo virtuoso di crescita per l’economia interna del mondo virtuale. Ma la reazione potrebbe probabilmente essere tardiva: se il rilancio non sarà immediato il valore residuo (TechCrunch indica in circa 700 milioni di dollari l’ultima stima di valore datata 2009) potrebbe definitivamente andare perduto assieme agli investitori (che, progressivamente ed ormai da un biennio almeno, hanno avviato una triste diaspora dalla proprietà).

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