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Digital Divide, per l’Onu c’è ancora molto da fare

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Dal 20 al 22 settembre si terrà a New York il Millennium Development Goals, un summit organizzato dall’Onu per ridiscutere con i grandi leader mondiali i programmi di abbattimento della povertà previsti entro il 2015, data che si sta avvicinando e che purtroppo vede alcuni “goal” ancora troppo lontani dalla rete.

Uno di questi traguardi, a cui si guarda con speranza, è la diffusione della banda larga a livello globale che purtroppo sembra essere rallentato da difficoltà strutturali e politiche lasciando in balia dei venti i numerosi progetti dedicati all’abbattimento del digital divide. Questi rallentamenti si traducono in nette sproporzioni per accedere alla Rete che spesso ne precludono di fatto l’utilizzo alla popolazione di diversi Paesi nelle aree sottosviluppate.

Succede così che la Repubblica Centrafricana (uno degli Stati più poveri al mondo) abbia il primato come luogo più costoso per accedere ad Internet in banda larga. Nel nord del Congo, connettersi ha un costo pari a 40 volte la media degli stipendi percepiti. All’estremo opposto troviamo Macao in Cina, in cui la connessione ha un costo di appena lo 0,3% rispetto alla media delle entrate mensili, ma anche gli Stati Uniti possono godere di offerte particolarmente vantaggiose posizionandosi così al quarto posto. L’Italia si posiziona invece al 21esimo posto dopo la Finlandia e seguita dalla Grecia, forse per alcuni un piccolo traguardo, ma si sarebbe potuto fare molto di più.

I dati resi disponibili dalla ITU, International Telecommunications Union, consultabili in questo PDF, testimoniano che nonostante in questi ultimi anni il processo di abbattimento dei divari e dei gap infrastrutturali abbia fatto grandi passi grazie ad un’accentuata responsabilizzazione degli Stati, ancora molto bisogna fare per rendere l’accesso alla banda larga un diritto universale dell’umanità per migliorare la qualità della vita.

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