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Google Apps, Los Angeles chiede il rimborso

Google non ha rispettato gli accordi presi con la città di Los Angeles e pertanto viene chiesto un rimborso per la mancata adozione delle Google Apps.

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Google non è stata in grado di fornire le Google Apps a più di un terzo dei dipendenti della città di Los Angeles a causa di motivi legati alla sicurezza. Il Consiglio di amministrazione della città statunitense ha pertanto presentato una mozione per chiedere un rimborso sul contratto firmato due anni or sono (ai danni di Novell, la cui proposta è stata a suo tempo scartata in favore dell’offerta di Mountain View).

I funzionari del Los Angeles Police Department non si sono detti soddisfatti della sicurezza delle Google Apps e ad oggi solo 17 mila di questi ultimi utilizzano il software, invece dei 30 mila previsti. Google non ha pertanto saputo soddisfare la richiesta e il gruppo legale Consumer Watchdog ha inviato una lettera al sindaco Antonio Villaraigosa per spingere a far rivelare, alla società incaricata di fornire le Google Apps a tutti i dipendenti della città, la misura in cui Google non ha risposto ai propri obblighi contrattuali.

La lettera contiene una proposta di modifica del contratto originario firmato dalle due parti, ove si chiede un rimborso per la mancata soddisfazione in fatto di sicurezza del dipartimento di Polizia di Los Angeles. Si chiede anche un risarcimento per i costi associati ai ritardi e ai problemi legati al software che le Google Apps avrebbe dovuto sostituire, ovvero quello prodotto da Novell GroupWise. L’importo che Google dovrebbe rimborsare non è noto ma considerando che le Google Apps sono state adottate da circa la metà dei dipendenti losangelini, è probabile che il costo sarà di circa la metà di quanto previsto dal contratto. L’accordo stipulato due anni fa ha portato nelle casse di Google 7,25 milioni di dollari.

La CSC, ovvero la società incaricata di portare le Google Apps nella città statunitense, è stata evasiva nel commentare quanto accaduto e non ha comunicato i dettagli, mentre Google ha tenuto un atteggiamento meno conservativo ed ha accusato Consumer Watchdog (lo studio legale che si sta occupando del caso) di non aver agito correttamente e di aver anzi favorito la concorrenza. La risposta della controparte non si è fatta attendere: si legge nella lettera come «ciò che ha fatto Google con la città non è altro che una serie di promesse non mantenute e scadenze non rispettate. Il gigante di Internet semplicemente non ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare».

Fonte: Consumer Watchdog • Via: Ars Technica • Immagine: 9to5Google • Notizie su: