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Anonymous, pubblicati i dati del capo dell’FBI

Gli Anonymous attaccano l'FBI pubblicando online i dati personali del capo del Bureau, della moglie e della figlia: email, indirizzi e numeri di telefono.

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La vendetta degli Anonymous raggiunge una nuova puntata nelle ultime ore, quando è lo stesso “ufficio stampa” della Legione a far sapere di aver messo a segno un nuovo scacco matto nei confronti di chi nelle ore precedenti ha affondato Megaupload. Ed è in questo caso un attacco estremamente forte e simbolico: gli Anonymous avrebbero pubblicato in rete i dati personali del capo dell’FBI, Robert Muller.

La notizia ha iniziato a trapelare in queste ore e la conferma giunge dello stesso team degli Anonymous via Twitter.

La rappresaglia della Legione fa dunque un passo avanti, mettendo la battaglia su di un piano differente e per certi versi ben più pericoloso poiché non più vissuto sul piano istituzionale, ma spostato sul piano personale. Se nella prima notte della “vendetta” gli Anonymous hanno affondato siti di riferimenti quali FBI, RIAA, MPAA, Hadopi, Universal ed altri ancora, la seconda notte inizia con un colpo sotto la cintola: il capo dell’FBI viene attaccato personalmente, nell’intimità della propria residenza e della propria famiglia, lanciando così nell’atmosfera una minaccia al veleno.

I dati pubblicati in rete sarebbero relativi agli indirizzi delle diverse residenze di Muller e quelli della moglie e della figlia, oltre ai numeri di telefono ed agli indirizzi email della famiglia. La pubblicazione sarebbe avvenuta su alcuni social network (non meglio precisati) e la fonte delle informazioni sarebbe invece ignota.

Nelle ore antecedenti l’operazione di attacco ai siti affondati era stata perpetrata grazie alla collaborazione di oltre 5000 utenti protagonisti di quello che gli stessi Anonymous hanno definito come l’attacco più imponente mai orchestrato fino ad ora. Ma l’attacco odierno ha un peso specifico differente: la minaccia all’incolumità di una famiglia vale, in termini di pericolo, più di tanti temporanei DDoS.

Fonte: La Informacion • Immagine: Patrick Hoesly • Notizie su: