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Blogger, la censura passa dai domini

Google annuncia nuove misure nella gestione della censura per la piattaforma Blogger, introducendo domini specifici per le nazioni.

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Google apre alla censura a livello locale in Blogger, servizio fornito ai propri utenti per realizzare un proprio blog personale online. La società di Mountain View ha infatti annunciato l’introduzione di nuovi domini dedicati a specifiche nazioni verso i quali saranno reindirizzati gli utenti a seconda della provenienza, permettendo così all’azienda di rispondere in maniera maggiormente efficiente alle richieste da parte delle autorità locali in materia di censura online, senza tuttavia compromettere un’ampia porzione d’utenza.

A partire dai prossimi giorni, insomma, saranno introdotte nuove url per i blog ospitati sulla piattaforma allestita dal colosso delle ricerche: qualora un cittadino italiano cerchi di collegarsi all’indirizzo tiziocaiosempronio.blogspot.com, ad esempio, sarà reindirizzato automaticamente verso tiziocaiosempronio.blogspot.it ed allo stesso modo ciò avverrà per i visitatori provenienti da altre nazioni, ciascuno dei quali avrà a disposizione una versione dello stesso blog caratterizzato da un’estensione finale.

In questo modo, spiegano da Mountain View, l’azienda avrà a disposizione uno strumento di censura locale bloccando esclusivamente specifici domini in specifiche zone: oscurare un contenuto non significherà quindi rimuoverlo completamente dal Web, ma semplicemente impedire l’accesso ai cittadini provenienti da una nazione che ne ha richiesto esplicitamente la censura. Il tutto sarà disponibile utilizzando TLD di altre nazioni e, come già accade con altri servizi di Mountain View, attraverso la classica versione .com del blog dedicata alla lingua inglese.

Per utilizzare quest’ultima sarà sufficiente aggiungere il suffisso /ncr (No Country Redirect) all’indirizzo del blog, il quale diventerà ad esempio tiziocaiosempronio.blogspot.com/ncr ma in tal senso Google non ha reso noto se tale indirizzo risulterà accessibile in nazioni ove è stato imposto il blocco.

Il gigante delle ricerche si schiera dunque in linea con Twitter in materia di censura online, aprendo ad eventuali richieste da parte dei Governi locali. Ma lo fa a modo proprio, con una via d’uscita a disposizione di quanti intendono dribblare la censura per accedere comunque alla totalità dei contenuti disponibili.

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