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L’enciclopedia Britannica chiude, ma vivrà sul Web

La Britannica smetterà di stampare i suoi volumi dopo 244 anni: il mondo wiki ha sostituito completamente la funzione del cartaceo.

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Dopo 244 anni di onorato servizio va in pensione la Britannica, la più famosa enciclopedia del mondo. Non vedremo una nuova edizione di quei 32 volumi col dorso a caratteri dorati, pesanti come un essere umano, summa ordinata di tutto lo scibile planetario stampata su carta raffinata. Il mondo wiki, la Rete, ha sostituito completamente la sua funzione. E ne ha resa la storia semplice didascalia da museo.

«È finita, ma va tutto bene, davvero» scrivono sul blog dell’enciclopedia (con tanto di video su YouTube). E hanno ragione: la decisione di interrompere le stampe non significa che questo marchio sparirà, ma si trasferisce soltanto dove tutto ormai conta, sul Web, dove insieme alla vendita di materiali didattici per le scuole, Britannica ha creato un ottimo sito a pagamento, multimediale, e perdipiù con la pubblicità (cosa che ovviamente sull’enciclopedia cartacea era inaccettabile) assicurandosi l’85% del suo fatturato. Ha aperto applicazioni, ha teso una mano ai blogger, ha tentato l’avventura wiki.

Così commenta Jorge Cauz, presidente della Britannica:

«Un evento epocale? In un certo senso sì, dopo tutto parliamo di quasi un quarto di millennio. Ma in un senso più ampio, questo è solo un altro punto di svolta per l’evoluzione della conoscenza umana. Per prima cosa, l’enciclopedia continuerà a vivere più in grande, in forme digitali più vivaci. Altrettanto importante, abbiamo editori pronti, nell’era digitale, a servire la conoscenza e l’apprendimento in nuovi modi che vanno ben al di là delle opere di riferimento. In realtà, già lo facciamo.»

La Britannica ha rappresentato per decenni, a partire dal dopo guerra, lo status symbol della famiglia borghese fiduciosa nel progresso e nell’importanza dell’istruzione per i figli. Ci si indebitava, si pagavano a rate quei volumi che avrebbero occupato da soli una station wagon nella incrollabile certezza che ne sarebbe valsa la pena. E questo fino al 1990, anno record, quando soltanto negli Stati Uniti furono venduti 120 mila set di volumi completi. Ma l’enciclopedia era già diventata un bene di lusso, per chi si poteva permettere di sborsare 1395 dollari e portarsi in salotto la più antica enciclopedia in lingua inglese. Vent’anni dopo, i set venduti erano fermi a ottomila.

In questo ultimo decennio l’ingresso di Internet e l’esplosione di Wikipedia – gli stessi esperti della Britannica hanno confessato di utilizzarla – sono stati accettati come sostituti aggiornabili e di buona reputazione. Nel famoso studio di Nature del 2005 si stabilì che su 42 voci a confronto Wikipedia aveva una media di quattro errori per ogni articolo mentre la Britannica tre.

Le stesse istituzioni che avevano rappresentato una cassaforte per l’enciclopedia, come scuole, centri studi, biblioteche, hanno cominciato ad apprezzare concetti di sapere che contengono diversi punti di vista e non soltanto quello di un unico curatore di una voce, per quanto importante, e così hanno spostato gli investimenti in materiali digitali.

Per quanto insomma fosse prevedibile, la notizia, riportata dal New York Times, ha fatto il giro del mondo, forse perché simboleggia davvero la chiusura di un’epoca. Wikipedia e il concetto di intelligenza collettiva hanno rivoluzionato il mondo e le forme di approvvigionamento alla cultura diventando anche un modello editoriale. Ora adottato anche dalla plurisecolare enciclopedia. A cui va l’onore delle armi.

Fonte: Britannica • Via: New York Times • Notizie su:
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