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Cartello sui dipendenti per Apple e Google?

Google, Apple, Intel ed altre aziende saranno coinvolte in un'azione legale per un possibile cartello sui dipendenti.

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Intel, Google, Apple ed altre aziende nel settore tecnologico dovranno affrontare le conseguenze delle indagini e dei relativi processi per il caso in cui risultano essere coinvolte in seguito alle denunce giunte lo scorso anno in materia di competizione sleale nel settore lavorativo: a stabilirlo è stato Lucy Koh, giudice distrettuale della California, il quale ha respinto la richiesta da parte delle suddette società di dismettere il caso.

Materia del contendere è la possibilità che Adobe, Apple, Google, Intel, Intuit, Lucasfilm e Pixar abbiano sottoscritto una sorta di accordo di non belligeranza secondo cui ciascuna di esse non può attingere alla forza lavoro delle altre per reclutare nuovi dipendenti. Il tutto, quindi, con chiare ripercussioni sui lavoratori stessi, i quali si trovano ad operare in un contesto poco competitivo e non riescono di conseguenza a tramutare i propri sforzi in miglioramenti dal punto di vista economico e lavorativo.

Secondo il giudice Koh, dunque, le accuse mosse da Siddharth Hariharan, dipendente Lucasfilm dal quale è partita la vicenda, troverebbero conferma nella scoperta di sei documenti relativi ad accordi bilaterali del tutto identici, ciascuno firmato da una società differente. Tali accordi, dunque, non rappresenterebbero una pura coincidenza, bensì il possibile frutto di un accordo stipulato ai piani alti delle aziende coinvolte, con nomi quali quelli di Steve Jobs ed Eric Schmidt potenzialmente implicati in un cartello volto a favorire le rispettive società dal punto di vista economico.

Come ulteriore dimostrazione della bontà delle tesi di Hariharan sono giunte poi una serie di comunicazioni avvenute via email proprio tra Jobs e Schmidt, conil compianto fondatore di Apple che chiedeva al collega di Google di bloccare l’assunzione di alcuni propri dipendenti. L’allora CEO di Mountain View avrebbe dunque girato tale richiesta ad uno dei propri responsabili, il quale avrebbe quindi replicato porgendo le proprie scuse a Jobs e minacciando di licenziamento il responsabile delle assunzioni qualora avrebbe portato un dipendente Apple al Googleplex.

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