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Facebook: amicizie e relazioni coi Big Data

Si possono usare motori computazionali anche sui soli dati di Facebook. Ne esce un censimento quasi identico a quello reale di una popolazione.

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Un motore di ricerca computazionale ha usato i dati aggregati di un milione di utenti Facebook per farne un’analisi tipica di chi adopera i Big Data. Da uno spicchio di popolazione social, uno specchio dell’utenza media, dei suoi status, delle sue relazioni. Una curiosità: mediamente si hanno su Facebook 342 amici, ma sono di più quelli che non ne hanno neppure uno.

Corredandolo di grafici tipici dei motori di ricerca di questo tipo, Stephen Wolfram, scienziato e imprenditore, ha scritto un lungo articolo sul suo blog che svela numeri e tendenze del social network. Ad esempio, il fattore amicizia sembra essere molto legato all’età: i picchi si raggiungono nella tarda adolescenza, poi il fattore di ultra-popolarità declina molto velocemente.

Gli adolescenti manterranno gli amici?

Com’è noto, Facebook è stato pensato inizialmente per ritrovare gli amici dell’università, quelli perduti nelle diverse strade della vita. L’età media è piuttosto alta rispetto ad altri siti (a partire da Twitter), tuttavia questo elemento è meno forte del comportamento intrinseco delle persone a seconda della loro età. Tutto sta ovviamente nel vedere quanto questi adolescenti sapranno mantenere queste amicizie in futuro.

Se per Facebook, che ha compiuto nove anni due mesi fa, si può certamente affermare che è in Rete da tempo (YouTube e Twitter sono più giovani), dal punto di vista dei Big Data si può dire il contrario: che ci vorrà altro tempo per stabilire se questi picchi resteranno ancorati all’età oppure sono trasferibili.

A 27 anni ci si impegna. Il matrimonio fino a 60

Il report statistico affronta anche le relazioni. Qui, una tendenza facile da intuire: gli utenti tendono a pubblicare i loro status attorno ai 20 anni – prima sono inaffidabili o volutamente creativi – e l’età media in cui si passa allo stato di “impegnato” è 27 anni. Poi è tutta vita, come si suol dire: il passo successivo del matrimonio è un dato che continua a crescere lentamente fino ai 60 anni del 5% ogni anno a partire dai 40.

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Il grafico mostra i differenti stati sentimentali a seconda di età e genere.

Un dato curioso su single e impegnati: la ricerca ha scoperto che con l’età la frazione di persone che si segnalano come single cresce per le donne, mentre diminuisce per gli uomini. Qui però ci vorrebbe l’aiuto, oltre che di un demografo, di uno psicologo: che le donne elaborino più in fretta il nuovo stato e siano più pronte a nuove esperienze rispetto agli uomini?

I gruppi di tag attorno a scuola, lavoro, passioni

L’interesse per questo tipo di ricerche va più in profondità. I Big Data hanno la capacità di analizzare i grandi cluster, i raggruppamenti di interazioni che tradiscono comportamenti di massa che a una prima occhiata sembrano addiritutta reazioni chimiche, molecolari, altamente prevedibili. Impossibile elencare tutto, basti citare il grande spazio lasciato ai tag, che si raggruppano attorno a tre grandi calamite sociali: scuola, lavoro, tempo libero (comprendenti affetti, hobbies). Ma ci sono anche le differenze nazione per nazione, che permettono di scoprire che in Italia la media di amicizie e interazioni è piuttosto bassa rispetto ai paesi emergenti come il Brasile o molto legati a questi siti come i paesi dell’est.

Questi diagrammi a grappolo, oppure interattivi – come quello molto efficace che mostra come l’età media dei propri amici corrisponde alla propria fino ai 50 anni, quando l’età si spalma numericamente su un numero più ampio di conoscenze tendendo alle fasce d’età inferiori: immagine perfetta di cosa significa invecchiare – a fatica si riconoscono come sintesi di un’attività sul social network, ma questo è esattamente il tipo di dati che il Graph Search ha intenzione di sfruttare.

Fonte: Stephen Wolfram • Via: BITS • Notizie su: ,