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Moby, Blend e la musica collaborativa

La prossima rivoluzione in ambito musicale potrebbe passare da piattaforme come Bend.io: a fare da testimonial d'eccezione un'artista del calibro di Moby.

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Il brano che chiude l’esordio discografico di Moby, datato 1992, è “Stream”. Un titolo quasi profetico, se si considera che all’epoca l’ascolto della musica in streaming non era che un miraggio, reso possibile solo un decennio e mezzo più tardi dalla diffusione di connessioni a banda larga e dispositivi mobile. Richard Melville Hall, questo il nome completo del musicista, sembra non aver perso la voglia di anticipare i tempi, come dimostra l’iniziativa messa in campo con il suo ultimo album “Innocents”.

La musica, insieme, è meglio

Un brano, così come un intero disco, dovrebbero essere concepiti come materiale grezzo e non finito, come un insieme di strumenti a disposizione di chiunque voglia contribuire alla sua evoluzione dando libero sfogo alla propria creatività. È da questa visione che nasce l’idea di distribuire alcune delle canzoni in forma totalmente libera e gratuita, in modo da poter essere modificate, mixate, riarrangiate e distribuite nuovamente.

Nel presente digitale in cui viviamo, non si può esercitare il controllo o bloccare qualcosa. La cosa migliore da fare per mantenersi come musicista, secondo la mia esperienza, è distribuire i propri lavori gratuitamente e lasciare che torni un po’ d’affetto.

File sharing != pirateria

Il mezzo scelto da Moby per distribuire il proprio materiale è BitTorrent, un protocollo solitamente associato alle attività di pirateria e infrazione del copyright. Il musicista ha messo a disposizione per il download gratuito un pacchetto contenente quattro brani, tre video e una serie di tracce audio che costituiscono le registrazioni dei singoli strumenti, da caricare in software come Ableton Live, ProTools o GarageBand per l’editing. Agli interessati è chiesto di fornire in cambio il proprio indirizzo email, così da ricevere un link per l’acquisto del disco (opzionale) e aggiornamenti sulle iniziative future. Una sorta di modello freemium, tanto in voga nell’ambito mobile, applicato alla musica.

L’accoglienza è stata decisamente calorosa: il bundle è risultato il più scaricato del 2013 su network BT tra quelli messi a disposizione dai musicisti, con 8,9 milioni di download, distaccando con un ampio margine nomi come Rhianna e Kanye West. Un modello simile, come facilmente prevedibile, è destinato a scontrarsi con il più tradizionale business delle major discografiche.

La dinamica del pubblicare un disco e andare in tour non funziona più. Questo sta facendo impazzire i vertici delle etichette, ma personalmente trovo il caos particolarmente eccitante.

Bend.io

È qui che entra in gioco Bend.io, piattaforma che si propone come una “community di musicisti che condividono e rielaborano i propri lavori”. L’accesso è al momento disponibile esclusivamente su invito, ma l’intenzione è quella di aprirlo a tutti non appena terminata la fase di test. Per fare un paragone, Blend può essere visto come il Github della musica, dove al posto di mettere mano ai progetti software altrui, tutti possono contribuire all’evoluzione di un album o di un singolo brano. A sostenere il progetto è Betaworks, lo stesso incubatore di startup che nel 2012 si è occupato di rilanciare Digg. Ecco perché la visione di Moby si sposa alla perfezione con la filosofia del servizio.

Ci stiamo muovendo verso un’epoca in cui i contenuti saranno meno proprietari, più collettivi e comuni. Mi piacciono alcune delle mie idee, ma ho sempre la sensazione che il prossimo singolo o il prossimo album saranno migliori se anche altre persone potranno contribuire alla sua nascita. Se qualcuno dovesse prendere i miei file per fare una versione migliore della canzone, in grado di diventare più famosa della mia, ne sarei felice.

Un primo sguardo all'interfaccia di Blend.io

Un primo sguardo all’interfaccia di Blend.io

Visione utopica o vera rivoluzione?

Chi da qualche tempo segue le novità del mondo legato alla musica non faticherà a riconoscere nell’idea di Moby alcuni tratti in comune con progetti lanciati negli anni scorsi da altri artisti. Trent Reznor lo ha fatto con la musica dei Nine Inch Nails e, per restare in casa nostra, anche gli Elio e le Storie Tese hanno invitato i loro fan a cimentarsi con il remix di un brano estratto dall’ultimo album. Altri tentativi di modificare radicalmente le modalità che regolano il mercato discografico sono state messe in campo anche dai Radiohead nel 2007 con il disco “In Rainbows”, distribuito in formato digitale con la formula “pay what you want”, ovvero pagando una cifra stabilita dall’acquirente. Non sempre i risultati sono stati quelli sperati, ma una maggiore apertura del pubblico nei confronti di queste nuove dinamiche potrebbe effettivamente portare all’ennesima rivoluzione nel modo di distribuire, acquistare e ascoltare la musica online.