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Google a Roma mette in discussione l’oblio

La tappa italiana del comitato di Google mostra tutta l'insofferenza verso il diritto all'oblio sancito in Europa. E trova molte sponde.

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La tappa italiana di Google del tour del comitato consultivo ha visto la partecipazione di alcuni giornalisti, professori, esperti di diritto, che insieme al comitato e al presidente Eric Schmidt hanno risuonato – piuttosto in coro – sul tema del diritto all’oblio. Google ha trovato molte sponde, forse era questo l’unico obiettivo.

Il lungo dibattito, diviso tra una parte privata gestita dal comitato e una pubblica tardo pomeridiana nella quale ci sono stati altri interventi, ha in sostanza chiarito la posizione ufficiale di Google – quella che la vede collaborativa rispetto alla sentenza della corte europea – ma anche esplicitato, tramite i pareri degli intervenuti, la forte perplessità della comunità scientifica, degli osservatori e dell’impresa rispetto alla sua attuazione e ai rischi connessi. Così, nelle ore dell’evento, se si vuole accedere alla parte giuridico-filosofica, può essere molto istruttivo seguire il video sul canale YouTube (qui sotto, in inglese, lingua ufficiale di questo tour europeo), mentre se si vuole capire cosa sta cercando Google è più istruttivo sentire gli interventi degli ospiti.

Poche voci fuori dal coro

Una veloce ricostruzione dall’hashtag #oblio consente già ad una prima occhiata di comprendere la forte concordanza delle dichiarazioni a una visione nettamente contraria allo spirito e soprattutto all’attuazione della sentenza. Non che Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, David Drummond (avvocato di Google), Peggy Valcke, professoressa ricercatrice presso la KU Leuven, Belgio, o lo stesso Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford e membro del comitato, non avessero già espresso le loro critiche al diritto all’oblio così come pensato in Europa, ma il combinato disposto di giornalisti come Massimo Russo, Gianni Riotta, il professor Oreste Pollicino della Bocconi e l’avvocato Guido Scorza, rendeva obiettivamente impossibile sentire una voce che potesse autorevolmente anche ribaltare il punto di vista.

Google, nella selezione e nell’accreditamento degli interventi, ha cercato una sponda. Niente di male, probabilmente è anche comprensibile, però l’importante è capirsi. Il tour non sembra destinato ad altro che a comporre una community di opinione che sostenga la revisione della sentenza oppure un’applicazione diversa di questa strana forma di diritto. Non si è parlato granché del metodo col quale Google opera queste scelte, i criteri algoritmico-individuali che hanno prodotto la percentuale di contenuti cancellati (circa il 50%) e il numero di circa 120 mila richieste. E finché non sarà chiaro questo, è difficile valutare.

Alcune proposte

Nella lunga serie di opinioni sono comunque emerse alcune proposte, come quella del professor Alessandro Mantelero (docente al Politecnico di Torino, componente del Nexa Center) di rendere temporanea la de-indicizzazione permettendo ad altri eventuali portatori di interesse di segnalare l’iniquità del provvedimento. Lorella Zanardo ha spinto per una pedagogia dell’uso dei social network, altri come Scorza – criticando fortemente l’impianto che dà a un soggetto privato il potere di gestire la cittadinanza dei contenuti in Rete tra privacy e libertà di espressione (come dargli torto? è anche una paradossale limitazione a eventuali nuovi ingressi industriali nel settore) – sarebbero per un ritorno ai tribunali. Questo passo peraltro farebbe scoppiare tutte le contraddizioni della sentenza stessa.

Fonte: Google • Immagine: shutterstock • Notizie su: , ,