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Separare Google: il disegno di Europa ed editori

Lo split di Google è una proposta soltanto politica o suggerita dagli editori? E qual è il suo vero obiettivo? La partita a scacchi EU-Google continua.

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L’Europarlamento di Strasburgo voterà e probabilmente approverà una risoluzione sulla separazione delle attività dei motori di ricerca da quelle commerciali. Un parere non vincolante, ma politicamente molto significativo, che giovedì verrà simbolicamente spedito sia a Bruxelles che a Mountain View. L’oggetto del contendere, infatti, è palesemente Google e la sua posizione dominante. Dietro questo disegno, che molti giornali americani non esitano a definire assurdo, potrebbero però non esserci soltanto gli eurodeputati tedeschi o spagnoli, ma anche gli influenti editori dei rispettivi paesi.

Google sembra davvero essere una ossessione per il vecchio continente: tra diritto all’oblio, leggi e proposte sull’aggregazione delle news, procedure su abuso di posizione dominante, non c’è multinazionale al mondo sulla quale sia investita altrettanta attenzione. Tanto che qualcuno comincia a sospettare che dietro lo zelo dei politici ci sia un esercizio di lobbying, ad esempio, degli editori; magari quelli che desiderano vendicarsi per l’umiliazione subita come Springler, il cui sciopero da Google News – con esiti tragicomici – ha fatto il giro del mondo.

È il sospetto lanciato dalla testata francese O1Net, che ha fatto notare come la proposta di separare seach engine dal commerciale è uno dei pilastri delle convinzioni più volte espresse dall’editore tedesco e dal gruppo VG Media (400 aziende). Addirittura, i francesi sono pronti ad assicurare, tenendo segrete le fonti, che dietro il piano europeo ci sia proprio Mathias Döpfner in persona, il magnate dell’editoria tedesca che conosce molto bene Andreas Schwab, relatore della risoluzione spacca-Google e, guarda caso, anche avvocato che ha seguito in passato Döpfner nella sua causa contro Google.

La strategia

Secondo i ben informati dei corridoi di Bruxelles, il neo commissario alla concorrenza Margrethe Vestager non ha per il momento intenzione alcuna di seguire questa pista radicale, ma nemmeno l’interesse a prendere posizione quando ha sulla scrivania il dossier Almunia da completare. La partita a scacchi EU-Google è ancora in pieno svolgimento e le pedine mosse dalla Germania potrebbero avere la loro utilità. Ad esempio, la pressione sulla società californiana aumenterà sia con la mozione Schwab che con la tassa che partirà dal 2015.

La proposta dell’UE

La mozione che verrà presentata in Europarlamento chiede in sostanza la separazione dei motori di ricerca da altri servizi commerciali come «possibile soluzione al predominio di mercato». Si tratta dell’evoluzione del lavoro che Andreas Schwab e il collega spagnolo Ramon Tremosa hanno condotto sul problema della posizione dominante, arrivando alla proposta della rotazione: secondo questo meccanismo, i risultati di Google e quelli della concorrenza sarebbero visualizzati nella stessa posizione e con lo stesso risalto nella pagina dei risultati di ricerca in modo alternato. Una soluzione che però distruggerebbe l’algoritmo di Google. La bozza della mozione va oltre e chiede l’unblunding, cioè la separazione dei due rami aziendali. Come pensino di farlo è tutto da chiarire, perché è difficile immaginare un motore di ricerca separato dalle attività commerciali di Google, essendo il core dell’azienda. Una proposta che sta facendo molto discutere, che potrebbe anche essere soltanto una specie di minaccia, per ottenere ancora qualcosa sul fronte della concorrenza.

Update: A distanza di poche ore il caso sembra perdere di forza sulla scia delle dichiarazioni che Günther Oettinger, commissario europeo per l’economia e la società digitale, ha rilasciato al giornalista Roland Tichy. Semplicemente, Oettinger sembra volersi defilare dalla proposta di separazione funzionale tra le due anime di Google (la ricerca e l’ambito commerciale), preferendo un approccio diverso per il proprio mandato. L’obiettivo non può essere insomma un’economia pianificata a livello centrale (dunque «nessuna rottura e nessun esproprio») poiché soltanto una vera e viva competizione può in realtà soccorrere un’Europa che ambisce a recuperare il terreno perduto.

Dichiarazioni equilibrate, insomma, che pongono alcuni punti fermi allontanando l’idea di una scure calata su Google: non sarà il mandato Oettinger a imporre misure di tale portata.

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