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La prima scelta dell’ortofrutta Amazon

Vendere frutta e verdura cambia l'eCommerce, in assenza di tatto e olfatto si punta su prima scelta e garanzie: Amazon ci è arrivata così.

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Quando si tratta di prodotti freschi della natura, gli italiani non vogliono soltanto mangiare, vogliono la qualità, sapere di cosa si tratta. Anche perché credono di saperne molto e spesso hanno anche ragione. Insomma, quando si fa eCommerce di frutta e verdura le implicazioni sulla filiera sono più delicate e specifiche. Ecco perché quando Amazon decide di vendere anche questi prodotti non si tratta solo di una voce in più, ma di un cambio coinvolgente. E lo è talmente che prima di mettere a disposizione melanzane, pomodori e mele, manager e dipendenti hanno fatto una cosa molto italiana: li hanno assaggiati.

Un giorno di vita e l’ortofrutta su Amazon Prime Now, il servizio che porta a casa la spesa nell’arco di massimo due ore, ha fatto molto parlare di sé. I cittadini di Milano e dell’hinterland coperti dal servizio stanno già testando l’applicazione, ieri sera 9 prodotti erano già in esaurimento. Questo settore era forse l’ultima barriera prima della definitiva equivalenza tra la spesa quotidiana/settimanale in luogo fisico e quella tramite applicazione. Il software è indispensabile per disegnare il rapporto tra cliente e Amazon: dovendo a fare a meno di due sensi importanti come tatto e olfatto (nei mercati rionali soppesare e annusare i prodotti è praticamente uno sport agonistico) l’applicazione compensa con molte informazioni sul prodotto e la sua origine, e in questo modo si concretizzano la filiera e anche la fiducia. Webnews ne parla con Marco Ferrara, manager di Amazon che si occupa del retail su Milano.

Galleria di immagini: Amazon diventa un fruttivendolo

Marco Ferrara: vendiamo solo Prima Scelta

Nel quartier generale in centro a Milano squillano i telefoni, tutti i giornali vogliono raccontare per filo e per segno questa idea del gigante del commercio elettronico di portare la frutta e verdura alla porta come il fruttivendolo di quartiere.

La prima domanda che ci siamo posti è come Amazon intende fare breccia nei consumatori su un mercato attento, quasi maniacale, come la cucina italiana.

Bella domanda. Siamo partiti dai feedback dei clienti. Pochissimo tempo dopo l’inizio di Prime Now avevamo già ricevuto domande a proposito di quando avremmo fornito anche frutta e verdura. Effettivamente però si trattava di fare scelte precise sui prodotti, perché non sono standard: dipende da fornitori, stagioni, disponibilità.

Come un fruttivendolo che conosce i suoi clienti, avrete dovuto pensare a quale melanzana o insalata vendere: di che tipo? Con quale qualità? Dietro una scelta c’è un intero mondo, è così?

Risparmierò a tutti la complessità delle norme nazionali ed europee su questi prodotti, le loro certificazioni. Racconto la fine: abbiamo deciso di vendere esclusivamente frutta e verdura di prima scelta. Ci sono diverse categorie standard per definire questi prodotti della terra e noi abbiamo scelto la categoria più alta proprio perché ci interessava la qualità, che compensasse in qualche modo anche l’assenza della prova tattile.

E come ci siete arrivati?

L’aneddoto è ruspante, ma è andata veramente così: abbiamo ordinato le cassette dei produttori che ci avevano contattato e abbiamo assaggiato tutto.

I manager?

Manager e dipendenti, di cui si è ascoltato il giudizio.

Marco Ferrara, city manager di Prime Now per Milano (unica città al momentoo in Italia a fornire questo tipo di servizio grazie al nuovo centro di distribuzione urbano, l'UIT1). La decisione di vendere anche frutta e verdura è una naturale conseguenza dei buonissimi risultati di Prime Now cogli altri prodotti da supermercato, ma ci è voluto del lavoro particolare in due ambiti: la riorganizzazione degli spazi, la scelta dei fornitori.

Marco Ferrara, city manager di Prime Now per Milano (unica città al momento in Italia a fornire questo tipo di servizio grazie al nuovo centro di distribuzione urbano, l’UIT1). La decisione di vendere anche frutta e verdura è una naturale conseguenza dei buonissimi risultati di Prime Now cogli altri prodotti da supermercato, ma ci è voluto del lavoro particolare per la riorganizzazione degli spazi e la scelta dei fornitori.

Dunque quando si ordina su Prime Now a casa arrivano esclusivamente prodotti della categoria “I”?

Precisamente. Inoltre, nell’applicazione diamo tutte le informazioni di legge che si trovano sulle etichette e informazioni in più sull’origine geografica e altro. In questo siamo coerenti con il sito Amazon.it.

Esiste un track della scelta del cliente in base al produttore e non al prodotto?

Quando si sceglie l’opzione ri-ordina consideriamo implicito il gradimento del prodotto, perciò Prime Now non spedisce un prodotto simile, ma proprio quello dello stesso produttore.

Nell’applicazione fa fede la scelta precedente dell’utente?

In questo replichiamo per quanto possibile quello che accade al mercato, quando si hanno i propri ambulanti preferiti, o al negozio o al supermercato di fiducia. Non saprei dire quante persone davvero fanno caso alle informazioni sulle etichette e quanto questo influisca sulla continuità degli acquisti, noi partiamo da questo. Il cliente considera tutto quanto gli viene proposto, se riordina lo stesso prodotto col bottone che ricorda l’acquisto precedente sarà anche del medesimo produttore.

Troppo presto per le statistiche. Ma sta andando bene?

Sta andando secondo le nostre aspettative, anche se è davvero troppo presto per i numeri. Stiamo notando, guardando i dati in tempo reale, che i clienti comprano avocado, manghi, molta frutta esotica. Un po’ tutte le categorie sono in ogni caso toccate dai primi acquisti.

Fonte: Webnews • Notizie su: ,
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