QR code per la pagina originale

Kazaa chiarisce gli intenti: P2P, ma a pagamento

Da una parte si tenta di convincere l'utenza del fatto che il prezzo dei CD è troppo caro e solo il file sharing può ridimensionarlo, dall'altra c'è la volontà di divenire canale di vendita: Kazaa sta cercando una posizione.

,

Dopo settimane all’insegna di servizi quali iTunes e Napster, ecco tornare alla ribalta l’attuale regina del file-sharing: Kazaa. Se oggi il servizio è il principale al mondo in tema di P2P, è pur vero che la Sherman Networks non intenderebbe continuare prettamente su questa scia, e starebbe intraprendendo una doppia campagna di sensibilizzazione per chiarire i propri intenti.

La prima campagna è rivolta agli utenti. Per la prima volta Kazaa uscirà dall’ambito online per una campagna promozionale, e lo farà con l’intento di esortare gli utenti ad appoggiare il file sharing perchè solo offrendo una scelta alternativa si può raggiungere un prezzo giusto dei prodotti musicali.

Kazaa ad oggi deve sfidare le incertezze create dalle campagne legali contro la condivisione dei file e il polverone mediatico sollevato dai servizi di vendita online dei brani, dunque in questo contesto era presumibile un qualche ritorno strategico sotto le luci della ribalta.

La seconda campagna di sensibilizzazione di Kazaa è rivolta ai produttori: il software simbolo della musica gratuita vuole convincere le major del fatto che sfruttare la struttura del file sharing può essere cosa redditizia, sottolinea come nei propri intenti ci sia un tentativo di abbracciare le politiche del copyright e già ad oggi (con la nuova versione) starebbe incoraggiando la vendita di prodotti quali i videogame.

Al momento l’unico modo con cui le major intendono sfruttare Kazaa è come veicolo di marketing: studiando le dinamiche dei download sul circuito del P2P, infatti, le major contano di intuire gusti, modi e tendenze del proprio pubblico. Per perseguire questo studio le major avrebbero incaricato la società BigChampagne: il successo su un canale peer-to-peer secondo statistica precederebbe il successo radiofonico, dunque carpire in anticipo i gusti dell’utenza potrebbe significare un maggiore ritorno per le radio e di conseguenza per i produttori.