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Schmidt: il tempo è danaro, Googlehoo partirà

Eric Schmidt difende l'accordo di Google con Yahoo: è trasparente, è equo, non è esclusivo. In ogni caso non c'è più tempo da perdere per le indagini: Googlehoo è pronto a partire ed a monetizzare. Sulla crisi finanziaria: non è colpa della Silicon Valley

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Eric Schmidt a tutto tondo: parla di Google, difende il patto con Yahoo, analizza il crollo delle borse. Con estremo tempismo l’amministratore delegato del gruppo di Mountain View è tornato a parlare cercando di fare chiarezza su quello che è l’andamento dell’azienda in un momento tanto caldo a Wall Street. E le parole sono distensive, pur se particolarmente aggressive in relazione alla contestata partnership con il rivale di Sunnyvale.

In relazione a “Googlehoo”, Schmidt ha schiettamente annunciato il prossimo avvio della cooperazione. Il caso è infatti in esame ormai da tempo presso le istituzioni USA (anche l’Europa potrebbe peraltro aprire un proprio fascicolo in materia) siccome nel business «il tempo è denaro», i termini per un giudizio verranno a scadere nel momento stesso in cui il progetto prenderà il via. Google ribadisce la totale equità e trasparenza dell’accordo, conferma la propria fiducia nelle indagini delle istituzioni, difende a spada tratta l’idea di un rapporto non esclusivo che nulla toglie alla competitività del mercato, ma chiude le porte ad ulteriori rinvii: ogni giorno perso sono milioni di dollari andati in fumo.

Schmidt lancia anche una frecciata velenosa in direzione di Redmond: il CEO di Google ritiene infatti probabile un pressante intervento Microsoft sul tema, così da favorire le voci contrarie a Googlehoo per costruire una azione di lobby avversa alle iniziative dei due motori di ricerca rivali (dopo gli interventi di Schmidt ai tempi dell’offerta Microsoft per Yahoo, peraltro, un intervento contrario di rivalsa è ovviamente quantomeno probabile).

In relazione alla delicata situazione sulle borse, Schmidt usa una metafora particolarmente azzeccata: la crisi non è nella Silicon Valley, ma a New York. Sono dunque gli ambienti finanziari, e non certo quelli tecnologici, a identificare l’origine di tutti i problemi: nella Silicon Valley di denaro “cash” ce n’è ancora, dunque gli allarmismi possono solo essere relativi ad una crisi di ritorno dovuta allo sconquasso generato da Lehman Brothers, AIG e gli altri grandi nomi in caduta libera.