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Streaming video: troppo costoso per gli utenti

Per gli utenti lo streaming video risulta troppo caro, poiché costretti ad abbonarsi a più piattaforme contemporaneamente: è quanto rivela una ricerca USA.

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Lo streaming video rischia di diventare troppo costoso per gli utenti, spesso costretti ad abbonarsi a più piattaforme contemporaneamente per poter approfittare di un’offerta completa. È quanto rivela una nuova survey condotta negli Stati Uniti, pronta a dimostrare come ben pochi consumatori siano disposti a superare la soglia dei 30 dollari mensili per soddisfare le loro necessità di intrattenimento video. Ma non è tutto, poiché già la cifra di 20 dollari appare elevata per buona parte degli intervistati.

La ricerca è stata condotta da The Trade Desk e YouGov su un campione rappresentativo di 2.613 utenti a stelle e strisce: l’obiettivo quello di comprendere se, con la moltiplicazione delle piattaforme di streaming – da Netflix ad Amazon Prime Video, da Apple TV+ a Disney+ – gli utenti fossero disposti ad aumentare la loro spesa mensile. Dalle interviste condotte, è emerso come tutti gli utenti considerino una soglia di 30 dollari mensili troppo eccessiva, con il 59% degli intervistati che si dichiara assolutamente non disposto a pagare più di 20 dollari ogni quattro settimane.

I ricercatori hanno quindi analizzato le quattro piattaforme di punta attualmente disponibili negli Stati Uniti – Netflix, Prime Video, Hulu e Disney+ – per scoprire quale sarebbe la spesa media se un utente decidesse di abbonarsi a tutti i servizi, scegliendo l’opzione di qualità e di prezzo più bassa. Il risultato, al netto di sconti e promozioni, sarebbe di 23.97 dollari, a cui si aggiungono delle tasse – variabili da stato a stato – di circa 6 o 7 dollari, per un totale di 30 o più dollari al mese.

Con i consumatori poco disposti ad abbonarsi a più di uno o due servizi di streaming, le emittenti devono indagare come continuare a finanziare questa nuova era d’oro della televisione.

Il problema è già da tempo noto: a differenza dello streaming musicale, dove i cataloghi sono pressoché identici per ogni servizio, sul fronte video la sfida delle piattaforme è a colpi di produzioni originali ed esclusive, un fatto che costringe gli utenti ad abbonarsi a più piattaforme contemporaneamente. Una risposta, tuttavia, potrebbe giungere dalla visione gratuita alimentata dalla pubblicità.

Più di un terzo degli intervistati sarebbe d’accordo nell’approfittare di uno streaming video intervallato di annunci pubblicitari. Il 40% accetterebbe qualsiasi tipo di spot, mentre il 68% sarebbe disposto alla visione di advertising particolarmente mirato sui propri interventi, in cambio di un minor numero di interruzioni pubblicitarie.