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Internet e copyright: un convegno a Stresa

Un convegno di due giorni a Stresa fra i massimi esperti del settore per fare il punto sul copyright nell'era di Internet. Tutti d'accordo sulla necessità di tutelare il "diritto d'autore". Molto più difficile stabilire come.

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Il problema, ormai, è “antico”: come tutelare la proprietà intellettuale
in un epoca in cui far circolare informazioni e duplicare beni immateriali
è diventata un’attività alla portata di tutti – un’attività che ha rapidamente
messo in crisi il concetto stesso di proprietà così come lo abbiamo conosciuto
finora?

Al quesito è stato dedicato un importante convegno, tenutosi a Stresa il 4 e 5 maggio e organizzato dal CNDPS (Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale), un’organizzazione presieduta da Guido Rossi, ordinario di diritto commerciale all’università Bocconi ed ex presidente della Consob, in collaborazione con la Fondazione Cariplo.

Negli ultimi tempi, iniziative come questa non
sono certo mancate. La novità è che stavolta si tratta di un convegno che
ha riunito i migliori esperti, non solo italiani, in materia di diritto e
tutela della proprietà intellettuale e del copyright nell’era digitale. Le
opinioni, come al solito, sono state tutt’altro che unanimi, ma almeno su
un punto la convergenza si è rivelata totale: il “cyberdiritto” deve essere
“creato, inventato, modificando o reinventando i principi giuridici consolidati
dai secoli in tutti i sistemi di diritto occidentale.”

In linea di massima il disaccordo più netto, qui come altrove, è emerso tra chi ritiene prioritaria e imprescindibile la difesa del diritto d’autore
e chi invece vede in Internet lo strumento ideale per un superamento del
concetto di proprietà così come lo abbiamo conosciuto finora, se non altro
perché la Rete offre una possibilità di diffusione e circolazione dei saperi
molto più ampia di quella che abbiamo avuto sino ad oggi – diffusione circolazione
che sarebbe ingiusto ostacolare solo in nome degli interessi economici di
alcune lobby industriali. Va detto comunque che, anche fra i sostenitori
più convinti della libera circolazione delle idee online, non sono mancate precisazioni e distinguo. Per esempio Jack Balkin, direttore dell’Information Society Project della Yale Law School
e docente di diritto costituzionale, pur sostenendo la tesi della libera
circolazione delle informazioni, ha chiaramente sottolineato la disonestà
implicita nel tirare in ballo la libertà di espressione per giustificare
veri e propri “furti” di materiali protetti da copyright. E, Internet o non
Internet, appropriarsi delle fatiche di un altro senza riconoscergli nulla
è e resterà sempre un furto, a meno che non sia stato proprio il diretto
interessato a mettere liberamente il suo lavoro a disposizione di chiunque
volesse farne uso.

Di grande interesse, fra gli altri, l’intervento di Guido Calabresi, giudice della United States Courts of Appeals for the second Court Appeal
ed ex rettore della scuola di legge di Yale, uno dei tanti italiani immigrati
in USA per necessità (nel caso di Calabresi, la causa furono le leggi razziali
imposte all’Italia nel ’38) e capaci di raggiungere in seguito i vertici
politico gestionali degli Stati Uniti. Calabresi ha sostenuto, con forza
e acume, la necessità di costruire un “diritto dinamico”, capace di gestire
il cambiamento senza lasciarsene travolgere. Dunque una legislazione la più
fluida possibile, che però si basi su tre punti cardine da cui nessuno dovrebbe
prescindere: proprietà, libertà di pensiero, antitrust.

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