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Aspettando l’UMTS

La connettività wireless di terza generazione attanagliata da problemi tecnologici e finanziari costringe gli Stati a rivedere le regole d'assegnazione. L'Italia, sull'esempio francese, porterà le licenze da 15 a 20 anni. Ma basterà questa misura a salvare l'UMTS?

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UMTS il regno delle incertezze. Tecnologia dalle performance incerte; licenze costose, infrastrutture di rete ancora più care, costosissime. In tutto questo si fa largo l’interrogativo cruciale: ma ne varrà la pena a queste condizioni? È quello che si chiedono un po’ tutti mentre si pensa seriamente di rivedere le regole del gioco per non far affondare nelle acque dell’UMTS i colossi Tlc ed i consorzi che nella telefonia 3G hanno investito pesantemente.



Per dare una boccata d’ossigeno all’UMTS nostrano, l’Italia si appresta a seguire l’esempio francese allungando i termini di sfruttamento delle licenze. Non senza esitazioni il Ministro delle Comunicazioni Gasparri, pensa di varare sotto forma di DPR l’innalzamento delle concessioni per la telefonia 3G dagli attuali 15 anni ad almeno 20 anni. Il provvedimento è previsto a giorni, prima della fine dell’anno. Ma la soluzione alla timidezza dell’UMTS forse dovrebbe essere affrontata a livello comunitario. Per questo nella prossima riunione della Commissione Europea si valuterà l’opportunità di scelte comuni, compreso quello del prolungamento delle licenze per tutto il vecchio continente.



Le incognite dell’UMTS spaziano dalla capacità tecnologica di realizzare le promesse della telefonia 3G, passando per i problemi finanziari che l’adozione di una tale tecnologia comporta.



Dopo il disincanto del WAP e del GPRS chi si attendeva il miracolo dalla telefonia multimediale con la velocità di collegamento mobile extraveloce, dovrà ancora attendere per l’entrata in funzione dei primi telefoni UMTS fino al 2003. Forse 2004. Meglio ancora 2005.



L’altalena dell’UMTS non ci risparmia novità su nessun fronte. Innanzitutto appunto su quello temporale. Gli slittamenti per l’adozione dei telefoni 3G non si contano. Eravamo partiti con l’illusione che entro quest’anno dai telefonini avremmo potuto ricevere suoni ed immagini velocemente fino ad arrivare allo streaming video. Orami, volendo proprio peccare di un esagerato ottimismo, non resta che credere alla Siemens ed alla Nokia che pensano di tenere a battesimo la telefonia 3G in occidente nell’ultimo scorcio del 2002.



Mentre in Giappone squillano da appena un mese i primi telefoni cellulari di terza generazione commercializzati dalla NTT DoCoMo, in tutto il vecchio continente i tempi sembrano allungarsi a dismisura. Giancarlo Pompei, Amministratore delegato dell’azienda dell’arancia però parla del 2005 come del termine più attendibile mentre proprio oggi nell’isola di Mann (Inghilterra) è partita una prima sperimentazione di telefoni 3G.



Ridimensionate anche le prestazioni tecnologiche. L’attesa velocità di collegamento a 144-384 Kbps resta solo un sogno almeno per i prossimi quattro anni. Il gruppo Vodafone (che in Italia distribuirà i suoi prodotti tramite la partecipata Omnitel) ha fatto sapere due giorni fa che per le immagini e le altre applicazioni multimediali l’UMTS deve attendere. I primi telefoni 3G viaggeranno a 64 Kbps.



Il freno alla velocità di collegamento è stato imposto da Vodafone per risparmiare sulla banda. Troppo alti i costi delle infrastrutture di Rete, quindi si cerca di sfruttare al meglio le risorse disponibili pur di far decollare una tecnologia troppo attesa, prima che le aspettative si trasformino in frustrazioni.



Se i costi per le infrastrutture di rete sono altissimi tanto da aver frenato l’ICT negli ultimi mesi, tra il rimescolamento generale delle regole del gioco e la riduzione delle aspettative, esce fuori di tutto per contenere lo scivolone economico dell’UMTS.



“69 licenze per la telefonia 3G in tutta Europa sono troppe?” Comincia ad insinuare il dubbio qualcuno. I tagli alle licenze UMTS sono solo uno spiraglio aperto per il futuro. Per gli operatori tirati in ballo i giochi sono già fatti.

Per il momento se gli operatori l’UMTS nostrano (ed europeo) continueranno ad arrancare tra le incertezze tecnologiche e finanziarie non restano aperte che la soluzione degli sconti sui prezzi di concessione da parte delle autorità statali o la messa in comune delle forze.

Entrambe le soluzioni sono già state sperimentate. La condivisione delle infrastrutture di rete è in corso di attuazione in
Germania
mentre dalla Francia viene l’esempio della riduzione drastica dei prezzi delle concessioni

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