Digital.it
QR code per la pagina originale
news_95c5f670032c39e3.jpg

È il web dei dati, bellezza!

Come l'usabilità, anche la condivisione e la diffusione "aperta" dei dati delle istituzioni pubbliche dovrebbero costituire un obiettivo irrinunciabile per la pubblica amministrazione. La nuova democratizzazione passa, infatti, per i contenuti della PA

Lo studio nelle 42 pagine di cui si compone si sofferma su tecnologie come RSS, XML, database, ma il punto chiave è un altro: il meccanismo virtuoso che si può innescare lungo la linea pubblico/privato. Una volta creata l’infrastruttura tecnologica e curata la diffusione di dati in formati riutilizzabili, il settore pubblico potrebbe lasciare ai privati il compito di intervenire su di essi per proporli all’utenza internet con servizi ad hoc, essendo certi, tra l’altro, che spesso i privati sono in grado di fare le cose in modo migliore e più efficace. Si pensi solo a quello che in Italia ha fatto Radio Radicale rispetto al servizio pubblico con la diffusione delle sedute parlamentari e dell’informazione politica in genere.

E rimanendo sulla rete, in un vecchio approfondimento di Webnews, accennavamo all’esperienza di TheyWorkForYou.com, il sito inglese con cui è possibile seguire tutto quanto accade nella Camera dei Comuni in un modo enormemente più semplice ed efficace rispetto alla fonte ufficiale, lo Hansard’s House of Commons Debates. Lo stesso si può dire, spostandoci negli USA, di GovTrack rispetto a THOMAS, il servizio gestito dalla Library of Congress.

Il campo di applicazione di politiche tecnologiche di questo stampo, come si intuisce, è comunque enorme. Per citare un solo esempio (e spostandoci dalle ovattate atmosfere delle aule parlamentari al caos delle nostre città), Google ha da tempo introdotto nel suo servizio di mappe la possibilità di crearsi itinerari di viaggio urbani usando i mezzi pubblici. Per farlo è necessario che le aziende pubbliche dei trasporti formattino i dati relativi ad orari e percorsi in un formato XML definito dalla stessa Google e di cui sono disponibili le specifiche. Nella lista delle città per cui è possibile sfruttare il servizio ci sono anche Torino, Firenze e Genova con le loro rispettive agenzie di trasporto pubblico (ecco un esempio per Firenze).

E il bello non finisce qui. Perché essendo i dati di Google Maps disponibili a tutti tramite apposite API, nulla impedisce ad uno sviluppatore di creare servizi derivati. È il web dei dati, bellezza!

Se vuoi aggiornamenti su È il web dei dati, bellezza! inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

 « Pagina precedente 1 2 3 
  • Emanuele

    Sono d’accordissimo Cesare, complimenti davvero: a parte l’utilità delle informazioni a cui attingere e la possibilità di fornire servizi in seguito all’elaborazione dei dati acquisiti, mi sentirei – e credo ci sentiremmo tutti – di vivere in un Paese un po’ più vicino all’idea di democrazia e di rispetto per i cittadini e le istituzioni.

    Devo però rilevare che la trasparenza è per coloro i quali non hanno nulla da nascondere: un lusso che né la pubblica amministrazione né la politica italiana possono ancora permettersi.

    Un esempio su tutti: ho sempre guardato alla monarchia inglese con un misto fra ironia e compatimento perché l’ho sempre ritenuta un inutile e a volte ridicolo retaggio del passato.
    Poi ho scoperto che sul sito di Buckingham Palace è pubblicato il bilancio con tutte le voci di spesa, persino tutti i voli effettuati con gli aerei di stato che superino una certa soglia di spesa, con indicata la destinazione e la motivazione del volo: http://www.royal.gov.uk/output/Page4680.asp

    L’Italia invece ha dato ancora fiducia a personaggi indagati per corruzione, che invece di rassegnare le dimissioni, come accadrebbe nei paesi civili, esercitano il proprio potere per promulgare leggi a proprio personale vantaggio: credo che un paese in cui la massima autorità esecutiva attacca il potere giudiziario ci sia parecchia strada da fare.

    Prima forse faremmo meglio ad interrogarci sulle prerogative della democrazia e dello stato di diritto, renderci conto di quanto l’Italia ne sia distante (ora assomigliamo decisamente alla Russia di Putin, oppure ai regimi populisti sudamericani), cercare di colmare questa spaventosa lacuna culturale, e poi finalmente ragionare sulla trasparenza della PA.

    Basteranno 150 anni?