Digital.it
QR code per la pagina originale
blog.jpg

Soltanto saliva

Quello che diamo ai vari 23andMe, deCode & C. è soltanto saliva. Mera saliva. Un tubetto, uno sputo. Quello che tali aziende ne ricavano, non sono fatti nostri. Il ritorno è in una digitalizzazione del nostro genoma, una rappresentazione interpretata. La nostra saliva, però, è ancora saliva. Avendo effettuato l’esame 23andMe possiamo certificare come questa [...]

Quello che diamo ai vari 23andMe, deCode & C. è soltanto saliva. Mera saliva. Un tubetto, uno sputo. Quello che tali aziende ne ricavano, non sono fatti nostri. Il ritorno è in una digitalizzazione del nostro genoma, una rappresentazione interpretata.

La nostra saliva, però, è ancora saliva. Avendo effettuato l’esame 23andMe possiamo certificare come questa precisa azienda sveli, all’interno delle clausole di accettazione dell’esame, il fatto che una volta sputato nel tubetto, quest’ultimo non può più essere origine di pretesa alcuna al di fuori dei dati in arrivo.

L’esame del DNA, infatti, chiude ogni rapporto con il proprio campioncino liquido. Da questo punto in poi:

  • il DNA rimarrà nel database dell’azienda e sarà accessibile dai dipendenti autorizzati
  • il DNA sarà utilizzato per ricerche scientifiche autorizzate da ricercatori che pagheranno per poter accedere ai dati che abbiamo concesso “in licenza” alla 23andMe
  • sul DNA lucrerà l’azienda che lo analizza, non certo chi lo fornisce. Una volta prodotto il campione, ogni altro diritto conseguente è annullato.

Produciamo saliva, loro la raffinano e ci guadagnano su. Non c’è nulla di male, tutto è trasparente, basta mettere le cose in chiaro fin da subito. E nella licenza la cosa è oltremodo chiara.

Tale precisazione è doverosa alla luce degli altri post sull’argomento. Perchè occorre partire di qui per riflettere sul concetto di tutela della privacy, occorre partire dal processo di creazione delle informazioni; dalla loro conservazione; dalla loro natura.

Se vuoi aggiornamenti su Soltanto saliva inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://memorand0m.wordpress.com/ Lyserjik

    Sto leggendo con interesse i vari articoli che hai scritto sulla faccenda 23&me e apprezzo molto il metodo giornalistico con cui ne stai scandagliando gli aspetti meno ovvi.
    Di fianco a una innegabile natura scientifica innovativa, noto una preoccupante natura aziendale e sociale che preme sul pedale dell’acquisizione monopolizzata dei dati personali. Che tali dati siano una miniera d’oro è oramai risaputo però quello che mi chiedo è in che misura siano essi importanti. Si tratta di vendere statistiche ad aziende che producono beni di mercato o si tratta di schedare e archiviare gli utenti, creando dei profili accuratissimi unendo le statistiche di comportamento online ai dati del dna? Mi sembra che Google stia raccogliendo una mole di dati preoccupante in tal proposito, poichè si tratta di informazioni raccolte a 360 gradi e non solo nella direzione dei dati di vendita o dei siti più cliccati. Collegando tutto ciò al codice genetico degli utenti si potrebbe creare uno dei più vasti database esistenti al mondo. Una raccolta di notizie che consentirebbe di sapere con precisione che tipo di persone sia ognuno di noi, con un livello di consapevolezza che supererebbe quello che noi stessi abbiamo.
    Google potrebbe sapere se il signor Pinco Pallino potrà un giorno contrarre il diabete e come egli è predisposto ad affrontare una malattia seria. Informazioni che, probabilmente, ignora anche il diretto interessato.
    Perdonatemi ma sono un tantino perplesso di fronte a quello che si prospetta, soprattutto quando la policy di Google lascia intendere che le informazioni su noi stessi spariscono nei meandri di un circuito sotterraneo e misterioso. Gli scenari che si aprono possono essere tanto entusiasmanti quanto inquietanti.