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Il diritto d’autore ai tempi di Internet

Secondo il pensiero del guru dell'informatica Joichi Ito, il mondo degli affari dovrebbe prendere maggiormente in considerazione i modelli di sviluppo innovativi portati da Internet e rivedere la regolamentazione sul diritto d'autore

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L’attuale modello di business basato sul profitto appare sempre meno sostenibile in una realtà odierna ove Internet offre nuove opportunità per la distribuzione e la condivisione dei contenuti. Occorre quindi lavorare per cercare un equilibrio tra il vecchio modo di tutelare e distribuire i contenuti e i nuovi modelli offerti dalla grande rete. Si tratta in sintesi del pensiero di Joichi Ito, vero profeta della nuova era e numero uno del movimento Creative Commons per la riforma del diritto d’autore, da lui espresso in occasione dell’eventoCopyright e Creative Commons. Diritti e poteri sul web” tenutosi a Milano con la moderazione di Massimo Micucci.

Secondo il pensiero di Ito, appare sempre più necessario creare un anello di congiunzione tra il diritto d’autore così come attualmente inteso, ovvero caratterizzato dalla dicitura “Tutti i diritti riservati”, e il pubblico dominio, ovvero l’assenza di copyright. Esistono infatti molte forme intermedie di protezione dei diritti d’autore: ad esempio, un musicista potrebbe voler tutelare la propria opera solamente all’interno del proprio paese, oppure lasciare ampia libertà per quanto riguarda il riutilizzo di alcune sue parti all’interno di lavori altrui. In definitiva, l’artista dovrebbe poter scegliere quali diritti concedere e a chi.

È proprio su tali basi che si fonda la licenza Creative Commons, offrendo sei distinte articolazioni dei diritti d’autore, che spaziano dalla più restrittiva alla più accomodante. L’autore che decide di proteggere le proprie opere attraverso il paradigma “Alcuni diritti riservati”, viene quindi chiamato a considerare quali aspetti del proprio lavoro preservare, come ad esempio l’attribuzione della paternità, la possibilità di creare opere derivate o l’utilizzo commerciale dell’opera.

Le sei diverse licenze permettono in definitiva di proteggere i diritti del proprio lavoro pur lasciando un margine di libertà per quanto riguarda il riutilizzo e la condivisione da parte di terzi.

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