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Google arranca in Russia

Dalla versione 3.1 del Firefox russo, Google non sarà più il motore di ricerca predefinito e la tanto pianificata acquisizione della divisione pubblicitaria del grande portale Rambler è stata fatta saltare dall'antitrust per un problema di documentazione

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A partire dalla versione 3.1 Firefox, nella sua distribuzione russa, non avrà Google come motore di ricerca predefinito nella barra in alto a destra ma Yandex, motore russo che l’utenza del paese sembra preferire.

La verità è che da quando Google ha rilasciato il suo browser, Chrome, i rapporti con Mozilla Firefox si sono fatti sempre più difficili. La quota che il grande motore di ricerca paga al browser open source per ogni ricerca che viene effettuata dalla sua barra posta in alto a destra è infatti da sempre ciò che costituisce il 90% delle entrate della fondazione a capo del browser. Tra le parti sembrano esserci rapporti tesi: Google sa di avere Mozilla al laccio, Mozilla sa di rappresentare una ghiotta occasione per Google. Chrome si è insinuato incrinando definitivamente l’equilibrio antecedente ed ora iniziano a manifestarsi crepe più profonde.

Le motivazioni ufficiali del cambio le ha date Harvey Anderson, vice presidente e consigliere generale di Mozilla: «Nei mesi scorsi abbiamo raccolto molti feedback, abbiamo parlato con le nostre divisioni locali e studiato gli andamenti riguardo Yandex. Tutto ciò ci ha portato a pensare che gli utenti russi preferiscano avere un accesso diretto a Yandex nel browser». Il che profuma di espediente.

Ma non finiscono qui le difficoltà di Mountain View in Russia: anche l’acquisizione della piattaforma di advertising del grande portale Rambler.ru è saltata. Era dall’estate che Google aveva pianificato di comprare per 140 milioni di dollari la parte pubblicitaria di uno dei tre grandi portali russi, ma l’antitrust ha bloccato tutto sostenendo che il grande motore di ricerca non ha fornito la documentazione corretta in tempo.

La mancata compravendita unita ad un crollo della fetta di mercato dell’azienda (dal 15% dell’anno scorso all’attuale 6,4%) stanno inoltre portando al licenziamento del CEO della compagnia pubblicitaria Mark Opzumerom.

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