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Facebook perde il suo CFO

Il chief financial officer di Facebook Gideon Yu lascia la società dopo meno di due anni dalla sua assunzione. La ricerca di un nuovo CFO con una esperienza in aziende quotate in borsa sembra preludere ad una quotazione del gruppo

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Gideon Yu, Chief Financial Officer di Facebook, lascia la sua posizione a Facebook a meno di due anni di distanza dalla sua assunzione, dopo aver giocato un ruolo importante nelle operazioni finanziarie di Facebook sin dal 2007 ed aver ricoperto un ruolo chiave nel passaggio di YouTube verso i lidi di Mountain View. La notizia, riportata dal The Wall Street Journal e confermata dallo stesso social network, non ha mancato di alimentare le speculazioni riguardanti una possibile quotazione in borsa del gruppo, seppure Facebook, forte dei suoi 200 milioni di utenti, dichiari le sue performance finanziarie decisamente soddisfacenti, con una buona prospettiva di crescita, e senza aver mai confermato fino ad oggi la possibilità di un’offerta pubblica d’acquisto.

«Facebook conferma che il CFO Gideon Yu lascerà la compagnia», scrive Facebook all’interno di un annuncio. «Gideon ha giocato un ruolo importante nell’aiutarci a raggiungere i nostri successi finanziari. […] Abbiamo trattenuto Spencer Stuart affinché conduca la ricerca di un nuovo CFO e cerchi tra qualcuno con esperienza in compagnie quotate in borse». È quest’ultima affermazione a far scattare il campanello di allarme, rilanciando le voci di una possibile quotazione in borsa del gruppo in tempi brevi. Facebook potrebbe quindi non avere abbastanza moneta per sostenere la propria crescita, seppure alcune fonti abbiano riportato un fatturato relativo all’anno in corso maggiorato del 70% e buone prospettive di crescita per il 2010 (con ulteriore foraggiamento proveniente da numerosi investitori esterni).

Gideon Yu era un elemento di spicco dell’armata Facebook: nel suo curriculum figurano nomi quali Yahoo e Google, ove in quest’ultima esperienza la sua posizione è stata cruciale nelle trattative per l’acquisizione di YouTube.

Secondo Mark Zuckerberg, Facebook si sarebbe potuta aprire agli investitori solamente nel caso la compagnia avesse avuto una giusta valutazione. Difficile però stabilire a priori il valore di Facebook. Forse la compagnia potrebbe essere stata spesso sopravvalutata e non valere quindi i 15 miliardi di dollari stimati in seguito all’acquisizione di Microsoft (basata però su azioni privilegiate), che ha rilevato una quota pari all’1,6% per 250 milioni di dollari, rivelandosi quindi più vicina come valore ai 3,7 miliardi di dollari stimati in occasione di una udienza tenutasi lo scorso giugno.

La valutazione del gruppo va espressa oggi in termini potenziali, cosa che però la borsa potrebbe non gradire, soprattutto in un periodo tanto incerto. Ad oggi Facebook non è in grado di autosostenersi e le previsioni (macroeconomia a parte) hanno come obiettivo il 2010 per un passaggio delle attività in zona profittevole. Tutto, però, rimane esclusivamente nell’aura del possibile: l’intera “dimensione social” della Rete non ha finora dimostrato la propria sostenibilità nel lungo periodo e, tranne rare eccezioni circostanziate, il comparto ha finora prodotto più fumo che non arrosto. La mannaia della stretta economica potrebbe calare la propria scure su alcuni di questi servizi, ma per sopravvivere bisognerà nutrirsi di investimenti esterni ancora per un po’. L’IPO è una delle ipotesi, probabilmente la più rischiosa. Facebook, però, probabilmente ci sta pensando per affrontare di petto il momento e scalare in volata la salita che porta al post-crisi economica.

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