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La Rete e il terremoto

Il dramma dell'Abruzzo è sotto gli occhi di tutti. La Rete ha un proprio ruolo di primo piano: negli aggiornamenti immediati dopo il sisma, nel testimoniare le previsioni di chi dice di aver previsto tutto, nel diffondere notizie per i soccorsi

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La Rete, nel dar fiato alle nuove teorie, pecca però spesso di populismo e superficialità. C’è chi si butterebbe a capofitto ad investire su Giuliani, chi lo propone come alternativa a Bertolaso, chi ne consacra l’eroico preavviso cercando dimostrazioni fattive in ricerche universitarie orientali. La Rete, al tempo stesso, è anche un termometro eccezionale: la stampa ufficiale ha scoperto infatti come la “dimensione social” possa essere usata strumentalmente per carpire informazioni direttamente dal territorio, ed è così che Twitter & C. entrano di diritto tra le fonti da consultare prima di muovere le redazioni.

L’ambivalenza della Rete trova in questi eventi il proprio contrasto più vivo: la fonte più diretta è anche quella meno verificabile, ma la sua immediatezza determina vantaggi e scompensi senza soluzione di continuità. Ed è così che, a dramma consumato, tra una scossa di assestamento ed un’altra, anche il premier Silvio Berlusconi deve intervenire sulla vicenda mettendo a tacere voci che, in questo momento, possono soltanto divenire espressione strumentale e causa di disturbo per quelle che sono le operazioni di soccorso: «Non ci sono basi scientifiche per prevenire i terremoti». Sentenza chiara e netta su quella che sia la posizione della politica sull’argomento, il tutto con l’immediato supporto del CNR.

Giampaolo Giuliani, nel frattempo, viene intervistato anche da Repubblica.it: «Ci sono persone che devono chiedermi scusa e che avranno sulla coscienza il peso di quello che è accaduto […] Questa notte non sapevo più a chi rivolgermi, vedevo la situazione che stava precipitando e io non potevo fare nulla perché ho ricevuto un avviso di garanzia per aver detto che ci sarebbe stato un terremoto […] Di me sono state dette delle cose tremende. Mi hanno dato dell’imbecille, perché i terremoti non si possono prevedere. Ma era una situazione creata ad arte. Io adesso non ce la faccio nemmeno a parlare, la situazione è troppo grave. Ma adesso c’è gente che mi deve chiedere scusa». Ed il riferimento è esplicito: al sindaco di Sulmona ed a Guido Bertolaso. Ufficialità contro non-ufficialità. Teorie contro, quasi una guerra tra sordi: tra chi si appiglia all’ufficialità scientifica e chi chiede di ammodernare le verità del presente basate su modelli del passato.

La storia è disseminata di situazioni similari. Così come Einstein ha impiegato quasi due decenni per imporre la propria Teoria della Relatività, allo stesso modo una nuova teoria in grado di prevedere l’insorgere di eventi calamitosi andrà tenuta giocoforza sotto osservazione nel tempo. La scienza, però, basa le proprie conclusioni sui numeri ed in questo caso i tempi non erano sufficientemente ampi per una valutazione tanto complessa quanto urgente. Ora, quando le ferite si saranno ricomposte, le parti potranno parlarsi per capire come e se far colimare opposte teorie, senza pretendere di far coesistere i tempi della scienza con l’immediatezza della Rete.

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