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La Chiesa e la Rete

Un importantissimo documento rende manifesto l'approccio odierno della Chiesa nei confronti del Web. E trapela un'apertura insospettabile, una curiosità lucida ed una forte convinzione nell'identificare la Rete come nuova immensa fucina di cultura

In Rete per imparare ad ascoltare

In chiusura, il documento formula un suggerimento: la Chiesa è già capace a dire, mentre soffre ancora l’incapacità di ascoltare. La Rete è però anche in tal senso una grande fucina di opportunità: «La Chiesa non può comunicare come se non esistessero altre concezioni e interpretazioni del mondo. Ha una Parola, un messaggio d’amore da proclamare, ma deve anche ascoltare, e Internet è una formidabile camera di risonanza della vita del mondo». E l’occhio viene strizzato al mondo “social” come dimensione parallela e complementare a quella dei pachidermici siti istituzionali della comunicazione del Vaticano: «Un sito Internet dovrebbe poter mettere in contatto con Gesù Cristo e con una Chiesa viva, una comunità in cui si vivono l’unità e la carità. Lungi dal trovare tutto questo, gli internauti si trovano molte volte a confrontarsi con un “sistema” che offre, certo, i suoi vantaggi una volta che ne hanno superato la soglia, ma che, in un primo contatto, fa più da schermo che da cinghia di trasmissione, non avendo dalla sua parte la leggerezza dell’amore. Questi volteggiatori del Vangelo, li vedo nei blog creati dai laici. Questo rientra nel campo proprio della loro attività, della loro vocazione e della loro missione di battezzati nella Chiesa e nel mondo. I media riducono spesso la Chiesa al Papa ed ad alcuni cardinali. Ragion di più perché i vescovi e i sacerdoti lascino tutto il loro posto ai laici sulla rete. L’Azione Cattolica consisteva nell’evangelizzazione del simile da parte del simile, dell’operaio da parte l’operaio, dello studente da parte dello studente, della donna da parte della donna, del padrone da parte del padrone, ecc. Occorre ritrovare questa intuizione in ciò che riguarda la rete, e se non si riesce a evangelizzare la rete, almeno evangelizzare con la rete. Soltanto la presenza nella rete di cristiani laici competenti e illuminati, che si esprimono in quanto cristiani, potrà mostrare che non si può ridurre la Chiesa alla sua gerarchia e al Papa».

La Chiesa, insomma, «Non può portare avanti un discorso monolitico». I Cristiani sono chiamati ad usare la Rete come strumento di grande opportunità, e solo invadendo in massa (e con cognizione di causa) il “settimo continente” sarà possibile portare il verbo della Chiesa autenticamente dentro la società di domani. E per i blogger cristiani c’è una sorta di suggerimento: «Un sito Internet cristiano deve occuparsi del mondo e non tagliarsi fuori dal mondo. Deve evitare il politichese, evitare di essere esso stesso un ideologo che cerca di imporre la propria verità. Un sito deve essere aperto al dialogo e al dibattito, pur mostrando che non transigerà su certi principi che sono accettati da tutti e dovunque. Deve accontentarsi di proporre la verità di Cristo, in maniera ferma, morbida, umile. Il falso testimone di Cristo cerca di esasperare, cerca la provocazione. Il vero testimone di Cristo esaspera senza volerlo. Il sito cristiano deve dunque esasperare senza provocare. Se arriva a essere fastidioso, deve esserlo come lo si può essere in noi stessi quando la nostra coscienza ci provoca a tendere al bene ed ad evitare il male. Il sito cristiano ha il dovere di risvegliare le coscienze, puntando sull’attrazione di ogni uomo per la bontà, la verità, la bellezza. [...] Ora più che mai, Internet ridistribuisce le carte, ci fa scendere dal nostro piedistallo, dalla nostra cattedra magistrale, ci fa uscire dai nostri ghetti, dalle nostre sagrestie. Papa, cardinali, vescovi, sacerdoti, fedeli laici, noi tutti formiamo con Internet un’agora, uno spazio libero e spontaneo dove si dice tutto su tutto, dove tutti possono discutere di tutto, un’agora virtuale in cui gli internauti si fanno un’idea su questo o quell’argomento mentre procedono nella loro peregrinazione, nella loro ricerca, ovvero nel loro zapping. L’internauta cattolico non fa eccezione a questa regola. Pur aderendo liberamente alla fede della Chiesa, vuole farsi un’opinione propria, essere il solo giudice di là dove si trova il suo bene. Naviga dunque in rete in funzione dei propri centri d’interesse, del punto a cui è arrivato nella sua ricerca, ed esercita il suo giudizio in funzione del punto a cui è arrivato nella sua fede e nelle sue conoscenze».

La Chiesa ribadisce inoltre la bocciatura netta e severa per il digital divide come forma di ingiustizia sociale, poiché toglie opportunità ai più deboli offrendone di nuove ai più fortunati. Ed il richiamo è direttamente alle parole del Papa: «è imperativo che il baratro che allontana i beneficiari dai nuovi mezzi d’informazione e di espressione da coloro che non vi hanno ancora accesso non diventi una causa insormontabile di ingiustizia e di discriminazione».

Di materiale di riflessione ce n’é a sufficienza. Ed è in questa quantità che si appalesa l’ampiezza della sfida che la Chiesa intende cogliere, sposando all’interno dell’assemblea le strutture millenarie del Vaticano con le novità leggere e sfuggenti dell’istantaneità del World Wide Web. Una azienda intelligente sa trarre spunti importanti da questo documento, poiché dietro al messaggio cristiano c’è anche un messaggio laico di grande valore: capire Internet non è questione semplice né superficiale, poiché occorre mettere in ballo la struttura stessa con cui la nostra mente è stata formata nei secoli.

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  • gabriele

    Articolo molto interessante.

  • http://nicoguzzi.blogspot.com Nico Guzzi

    Non male questo approccio da parte delle gerarchie ecclesiastiche, a quanto pare si è compresa l’importanza di Internet, sia come mero strumento di comunicazione che “costruttore e modificatore” di cultura.

    Sembra incredibile ma a quanto pare le istituzioni italiane sono più indietro anche rispetto alla Chiesa su questo fronte.

  • http://www.metalsho.com MetalSho

    Penso che il più grande difetto della Chiesa, e lo dicono anche nel discorso, è la sua incapacità di comunicare le sue reali intenzioni, e la sua essenza, all’esterno delle mura vaticane.

    Sono contento che abbiano preso coscienza di ciò e spero che questo cambiamento, o evoluzione se volete, possa portare benefici per tutti, cristiani e non.

  • http://www.matriz.it/ Mattia

    Secondo me, non è una novità perché è da anni che la Chiesa è dentro Internet. Non è sempre all’avanguardia, ma penso solo perché ci si riflettono bene prima di fare qualche mossa.

  • Giulia

    Quando si tratta di metter le mani sulle coscienze vedi se stanno al passo con i tempi!!

  • http://evangelizzazioneattiva.blogspot.c Fabio M.

    @Giulia non capisco il senso della tua frase, intendi dire che la Chiesa si è accorta di un nuovo mezzo con cui può controllare le menti degli uomini?

    Riguardo l’articolo, non ho potuto fare a meno di pensare ai tanti siti “di Chiesa” che conosco. In cui quello creato da me compie molto modestamente la sua parte.
    Concordo con Mattia quando dice che “è da anni che la Chiesa è dentro Internet”, ma ogni passo avanti è ben pensato.

  • Davide61

    impressionante vista la fonte.

  • bagogi1977

    cara chiesa… internet ti seppellirà

  • http://www.napontadalingua.pro.br Paolo Dodet

    Premetto che non sono cristiano, ma che ciò non mi impedisce di valutare positivamente l’operato della chiesa nell’ambito di questo pronunciamento su internet.

    Del resto non potevamo aspettarci altro, né potevamo aspettarci meno dalla chiesa.

    Essa ha saputo dire la sua nella maniera autorevole che le è consona e che le spetta, visto che esiste da piú di 2000 anni senza interruzione e con autorità, una ragione ci deve pur essere e, questa ragione, la si vede dalla lucidità con cui ha affrontato il soggetto in questione.

    Non meravigliamoci che il governo italiano non sia altrettanto lucido nell’avaliare l’importanza di internet. Il governo italiano non ha né l’età, né l’esperienza, né l’autorevolezza né, tantomeno, la coscienza che la chiesa possiede. Il confronto non regge, sarebbe come confrontare un Einstein o un Eisenberg con uno studente al primo anno di fisica.

    Il confronto non regge.

  • http://evangelizzazioneattiva.blogspot.c Fabio M.

    Te pareva che dovessero arrivare i soliti commenti stile “cara chiesa… internet ti seppellirà”, spero che non ne arrivino altri senza motivazioni perché denota grande ignoranza di un argomento e un pensiero ideologista puro.
    Anche perché come già detto, la Chiesa e tutte le migliaia e migliaia di organizzazioni “di Chiesa”, sono già attive e stra-attive sulla rete da parecchi anni.
    Penso che quando si parla della Chiesa bisogna sempre fermarsi a riflettere e ad informarsi bene, perché altrimenti si cade nelle bassezze che siamo abituati a vedere in politica: uno contro l’altro senza mai confrontarsi un po’.

  • Agostino Lupo

    Molto interessante ed attuale, ma anche molto difficile da far capire agli operatori, laici e consacrati, della Chiesa. Sembra quasi di parlare due lingue che non si conoscono. Se non si supera presto questo frattempo, c’è il rischio che non sappiamo quali siano le vere cose da cambiare

  • Giulia

    la mia era ovviamente una provocazione, il punto è, ben venga una chiesa che sia al passo con i tempi, all’avanguardia, ma se lo fa per prendere consapevolezza dell’importanza di internet ma non ad esempio per combattere l’aids, allora mi sorge un dubbio.. il resto lo hai scritto te Fabio.

  • http://evangelizzazioneattiva.blogspot.c Fabio M.

    Mi trovo costretto a rispondere a Giulia per dovere di informazione, spero che Giacomo mi permetta questo piccolo OT :)

    Questo farà capire anche quanto interessi ai mass media quello che fa la Chiesa e il Papa e di quanto cerchino solo share e soldi.
    Con l’AIDS ti riferisci chiaramente al viaggio del Papa in Africa. In occasione del viaggio di ritorno, pressato dai giornalisti che erano in areo, ha risposto a una domanda sull’AIDS. Ecco quello che ha detto: “Penso che il preservativo non sia la soluzione per il problema dell’AIDS in Africa”. A me pare che sia vero, visto che il problema c’è ed è in crescita quasi. Quindi forse bisogna trovare altre soluzioni no?
    Mi riallaccio all’articolo dicendo che si esiste un problema di comunicazione, però basterebbe informarsi un po’ e non aspettarci dalla TV e dai giornali quello che non hanno interesse a darci.

  • http://www.matriz.it/ Mattia

    Per quanto riguarda i preservativi per combattere l’AIDS in Africa, ecco la risposta completa del Papa (e non solo mezza frase per fare i titoli dei TG): http://sanmichelearc.altervista.org/cultura/?id=28

  • Giulia

    Fabio, per quanto mi riguarda da TV e giornali non ho alcuna aspettativa, tant’è che da quando esiste internet hanno smesso di essere le fonti da cui mi informo.
    Il punto sta nel fatto che abbiamo due visioni diverse del problema e non centra affatto come la questione viene comunicata da tv e giornali, o da come la Chiesa comunica, infatti l’integrale della risposta linkata da Mattia mi conferma quello che pensavo.
    Dal mio punto di vista il problema dell?AIDS non si combatte solo con i preservativi, ma non si può ignorare la loro importanza nella prevenzione. Pertanto il problema dell’AIDS è ovvio non si combatte solo con slogan pubblicitari o solo con l?utilizzo del preservativo. Ma piuttosto con interventi concreti sul territorio sia di tipo laico che non, ciò non significa che non si debba sensibilizzare anche sul ruolo del preservativo nella prevenzione.
    Quindi Fabio, in questo caso, il punto non è su come la Chiesa comunica e che chi non la pensa come te (in questo caso io) non utilizza delle fonti a 360º per informarsi, ma che semplicemente abbiamo due punti di vista diversi: secondo te si sono solo ?altre soluzioni?, secondo me ci sono anche altre soluzioni che non possono escludere l?utilizzo del preservativo.

  • http://evangelizzazioneattiva.blogspot.c Fabio M.

    Giulia sono contento che tu ti informi e sono contento che tu la pensi diversamente. Il confronto rispettoso è bello.
    Quello sul preservativo voleva essere solo un piccolo OT, in ogni caso questo è non il posto per discuterne e tanto meno saprei dare una soluzione ad un problema così complesso.