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Operatori mobile contro il tracciamento degli IP

Nel Regno Unito gli operatori affiliati al Mobile Broadband Group (l'intero settore, in pratica) hanno posto il proprio veto sull'attribuzione di un IP per ogni utente: è questa una misura scomoda e, inoltre, impone alti costi che il comparto non accetta

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Il Regno Unito ha deciso di affrontare la propria versione dell’Hadopi apportando una misura cautelare definitiva per il tracciamento degli utenti: ai provider sarebbe imposta l’attribuzione di un indirizzo IP per ogni singolo utente, così che la gestione dello stesso possa blindare l’attribuzione di responsabilità e, eventualmente, si sanzioni. Sulla strada dell’Hadopi anglosassone, però, non c’è soltanto l’ostruzionismo di quanti vedono in questa misura un intervento sbilanciato a garanzia dei difensori del copyright: l’industria mobile sta sollevando motivazioni tecniche ed economiche, rendendo pertanto ancor più complessa la realizzazione del progetto.

L’indicazione è giunta dal Mobile Broadband Group, entità che raccoglie nomi quali O2, Orange, T-Mobile, Vodafone, 3 e Virgin (tutti i grandi nomi del settore mobile del paese). Il consorzio ha espresso il proprio disappunto spiegando anzitutto di avere seri problemi di identificazione degli utenti che si macchiano di download illegale tramite connessione da telefono. Questo per un motivo semplice: «Gli operatori non allocano 1 indirizzo IP per ogni utente, per cui non possono tracciarne le attività». Tutti gli utenti di un operatore, insomma, hanno il medesimo indirizzo IP dell’operatore stesso e non è ad oggi perseguibile la via indicata dalla Digital Economy Bill avanzata.

Mobile Broadband Group

Mobile Broadband Group

Al tempo stesso il Mobile Broadband Group spiega che, anche cambiando le politiche attuali, ci sarebbero ulteriori problemi, di diversa natura, dovuti alla necessità di costruire un database in grado di registrare ed archiviare le attività poste in essere da mobile. La stima è quella di un lavoro da 7 milioni di sterline per ogni singolo operatore (35 milioni per l’intero consorzio) che i vari gruppi dovrebbero accollarsi a tutela di diritti altrui. Uno spiraglio di possibilità, insomma, potrebbe aprirsi se altri accettassero di condividere i costi con gli operatori, contribuendo almeno in parte alla costituzione dei database e delle strutture di tracciamento richieste dalla proposta di legge.

L’Hadopi inglese funziona su di un canovaccio simile a quello francese, basando sui “tre strike” le procedure di avvertimento degli utenti in violazione di copyright per le attività di sharing online. La sanzione massima prevista per chi distribuisce materiale illecito è pari a 50 mila sterline, mentre i costi delle notifiche verrebbero condivisi tra operatori, Ofcom (autorità garante per le comunicazioni) e detentori del copyright. Il mondo mobile si ritiene tutto sommato al di fuori della battaglia perchè «gli utenti fanno certe cose soprattutto da linea fissa», ma la posizione del consorzio è per molti versi simile a quella degli operatori via cavo che non intendono accollarsi costi a tutela degli introiti dei detentori di copyright. L’ostruzionismo, quindi, appare trasversale.

Secondo quanto emerso, in ogni caso, prima del 2011 non potrà avvenire alcuna disconnessione poiché i tempi di approvazione della legge devono ancora scontare tutti i passaggi procedurali che un provvedimento tanto delicato richiede. Le pressioni provenienti dall’UE contro le norme per la disconnessione, però, potrebbero nel frattempo creare nuove barricate.

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