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Milleproroghe e 30 milioni in bilico

Il Milleproroghe passa l'esame del Senato spostando 30 milioni dalla banda larga al digitale terrestre. Ma il ministro Romani ha un'altra spiegazione.

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Il decreto Milleproroghe ha passato l’esame del Senato e si appresta ad affrontare l’esame della Camera. L’approvazione va però avanti con un piccolo giallo relativo alla banda larga, sulla quale pende la minaccia di una ulteriore detrazione delle somme previste per lo sviluppo della Rete sul territorio nazionale.

«Con 158 voti favorevoli, 136 contrari e quattro astensioni il Senato ha approvato il maxiemendamento interamente sostitutivo del decreto recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie». A larga maggioranza, quindi, passa un testo nel quale si nota però un aumento dei fondi destinati al Digitale Terrestre. E come risaputo ogni aumento fa fronte ad un taglio che, in questo caso, sembra ricadere ancora una volta sugli investimenti per la banda larga: «Per le finalità di cui al periodo precedente è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l’anno 2011, da destinare al rifinanziamento del Fondo per il passaggio al digitale. Ai relativi oneri, pari a 30 milioni di euro per l’anno 2011, si provvede nell’ambito delle risorse finalizzate ad interventi per la banda larga dalla legge 18 giugno 2009, n. 69, nell’importo complessivo deliberato dal CIPE in data 11 gennaio 2011» (il documento è disponibile online ma al momento il server non sembra autorizzarne l’apertura).

A distanza di poche ore dall’approvazione giunge però una precisazione direttamente dal ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, secondo cui i 30 milioni in bilico non saranno sottratti dai 100 milioni appena annunciati per la riduzione del digital divide. Spiega anzi il ministro che «nel milleproroghe ci sono 30 milioni che avevamo rischiesto per l’ultimo passaggio alla digitalizzazione», ma che tale cifra non ha nulla a che vedere con i fondi FAS già accantonati. Il ministro scarica però sui gestori il destino della rete di nuova generazione poiché, spiega, l’avanzamento dei lavori dipenderà dal loro impegno e dal loro business plan. Soltanto a quel punto sarà definita la governance per la nuova infrastruttura e la rete in fibra potrà realmente prendere il via.

Fonte: ASCA • Via: Tom's Hardware • Notizie su: