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Da Gasparri a Cassinelli: il ddl della discordia

Maurizio Gasparri da una parte, Roberto Cassinelli dall'altra. In mezzo, invece, un ddl che promette un nuovo regime nella regolamentazione della Rete.

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Inizia tutto con le parole di Maurizio Gasparri, il quale presso il salotto di Bruno Vespa (ove di disinformazione a proposito di Web se ne è già ampiamente sprecata in passato) non ha esitato a formulare la propria sentenza:

Internet è uno strumento micidiale

Il salotto conferma e annuisce all’unisono e l’idea passa quindi ai telespettatori senza contraddittorio e senza nessuna riflessione autentica: l’anatema di Gasparri passa in modo silente e rappresenta il dogma sul quale viene formulata l’intera strategia che lo stesso Gasparri difende a proposito del ddl sulle intercettazioni.

La norma “ammazza-blog” è stata proposta per l’ennesima volta tentando di far passare sempre e comunque lo stesso principio già bocciato dalla storia, dal dibattito e dal senso comune di chi conosce il Web nella sua vera natura. Il ddl, infatti, va superficialmente ad equiparare un qualunque sito Web (da un blog ad un social network) ad una fonte giornalistica, rendendo equivalenti responsabilità, doveri e sanzioni. Se ad un utente viene contestata una violazione (non da un giudice, ma dalla persona che si considera offesa), colui il quale ha scritto il testo incriminato avrebbe 48 ore di tempo per rimuovere lo stesso, pena il rischio di una sanzione fino a 12 mila euro.

Le tesi a sostegno di tale prospettiva sono estremamente deboli e basate su una comprensione del tutto fragile del Web. Ma nonostante nelle ore passate l’on. Roberto Cassinelli abbia sostanzialmente smentito tale approccio, impegnandosi ai fini di una sollecita rettifica, Gasparri ha invece confermato in toto il ddl, ivi compreso (con piena convinzione) anche il comma relativo alle rettifiche online.

A questo punto l’on. Cassinelli si trova nella scomoda posizione di compagno di partito di Gasparri ed al contempo di primo oppositore della “ammazza blog”. La sua lettera pubblica a Gasparri vive pertanto di tale duplice pulsione e rappresenta il climax della tensione che la situazione sta affrontando:

Caro Presidente,

ho avuto modo di ascoltare il Tuo intervento alla trasmissione “Porta a Porta”, andata in onda su Rai Uno nella serata di ieri. Come sempre, Ti ho apprezzato in molte parti.

Su una sola, se mi consenti, vorrei esprimerTi qualche perplessità: quando si è parlato di internet, Tu hai definito la rete uno strumento “micidiale”, hai portato sul tavolo casi di furto di identità, hai parlato della pedopornografia on-line e delle relative inchieste della magistratura. Si tratta di situazioni che, purtroppo, esistono e vanno combattute con forza. E a questo proposito credo meriti un plauso la nostra Polizia postale.

Però, è anche vero che internet non è solo veicolo del “male assoluto”, ma anche di tanti contenuti positivi e propositivi, figli dell’intraprendenza e della creatività degli utenti.
Permettimi, anzi, di dire che in rete i contenuti ai quali hai correttamente fatto riferimento sono isolati e minoritari rispetto agli ottimi contributi di idee che nel web si trovano e che a molti, me incluso, piace cercare. Ciò è merito, credo, del crescente senso di responsabilità da parte di chi naviga, che a mio avviso potrebbe ancor più essere stimolato da iniziative istituzionali di sensibilizzazione ed educazione all’uso della rete.

Perciò, sarei stato lieto di ascoltare da parte Tua – al fianco della sacrosanta condanna dei contenuti turpi ed illeciti che possono rinvenirsi nelle maglie della rete – anche un apprezzamento per quanto invece c’è di buono.

Se avrai piacere ed interesse, potremo incontrarci per fare quattro chiacchiere su questo tema che tanto mi appassiona: potrei portarTi molti esempi del “web positivo” che ho potuto conoscere in alcuni anni di intensa frequentazione di questi mondi.

Infine, consentimi qualche riga sul noto comma 29, del quale proprio a “Porta a Porta” discutevate. Sono convinto come Te che l’obbligo di rettifica debba valere anche on-line. Ma il testo, così come è scritto, non fa alcune distinzioni – né in quanto a termini di adempimento, né in quanto a sanzioni – tra le piattaforme professionali e quelle amatoriali, senza peraltro concepire alcune peculiarità, persino tecniche, della rete.

Ciò è a mio avviso irragionevole, e per questo ho presentato un emendamento, che mi pare abbia trovato consensi anche all’interno del Governo. Tenendo peraltro presente che il profilo penale della diffamazione nulla ha a che vedere con la rettifica.
Spero comunque ci saranno occasioni per poterne parlare di persona più compiutamente.
RingraziandoTi per l’attenzione, Ti invio i saluti più cordiali.

Con stima

 

Fonte: Roberto Cassinelli • Via: Il Nichilista • Immagine: Maurizio Gasparri • Notizie su: