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L’FBI vuole spiare Facebook e Twitter

L'FBI vorrebbe monitorare gli aggiornamenti dei maggiori social network per prevenire possibili minacce alla sicurezza degli Stati Uniti.

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L’FBI ha recentemente rilasciato alcune informazioni su di un nuovo piano di monitoraggio delle reti sociali. Il documento, che riporta la data del 19 gennaio, mostra i dettagli dell’attività nascosta delle agenzie governative, di solito non nota al grande pubblico, ma ad essere interessate, questa volta, sono le miriadi di informazioni che ogni giorno milioni di utenti pubblicano su Twitter, Facebook e simili e che, secondo l’FBI, potrebbero servire a prevenire eventuali situazioni di crisi.

L’FBI vorrebbe, in pratica, realizzare un sistema di preallarme per le possibili minacce degli Stati Uniti, e per farlo è disposta a scansionare gli aggiornamenti di stato pubblici in modo da identificare e geolocalizzare gli eventi e gli incidenti. Gli agenti saranno in grado di analizzare i movimenti dei sospettati, monitorare le vulnerabilità e le limitazioni di possibili azioni; inoltre il programma utilizzerà i social media per creare dei modelli di vita basati sui registri delle routine quotidiane, utile soprattutto per effettuare operazioni di pianificazione.

Non è certo il primo esempio di programma simile: oltre all’FBI, anche la DARPA e la CIA hanno messo in sviluppo programmi di monitoraggio delle reti. Ma c’è una differenza sostanziale: essendo l’FBI un ente federale, esso si concentrerà soprattutto sugli eventi interni al paese, mentre gli altri si occupano di questioni esterne.

Se da una parte l’interesse dell’FBI è rivolto esplicitamente agli aggiornamenti pubblici (in mano a venditori e inserzionisti), dall’altro lato si tratta di un campanello d’allarme per i comuni cittadini. Il concetto di pubblico potrebbe essere messo in crisi e, come suggerito da Jennifer Lynch della Electronic Frontier Foundation, il desiderio del governo degli Stati Uniti di guardare tutti potrebbe avere un impatto indesiderato. […] Ma questi strumenti che minano i dati open source e, presumibilmente, li raccolgono per molto tempo, rovinano quel concetto di privacy. Sono preoccupata dell’effetto che potrebbe avere sulla libertà di parola negli Stati Uniti».

L’idea di privacy è al centro di numerosi dibattiti negli ultimi tempi, anche a causa degli aggiornamenti effettuati da Google. E, se in Europa si discute della proposta di un diritto ad essere dimenticati, negli Stati Uniti non è possibile immaginare quale futuro attenderà i navigatori e cittadini. Nonostante il silenzio dell’ufficio di presidenza, l’idea di creare agenti digitali è plausibile: d’altronde i ricercatori di Facebook e del mondo accademico hanno già confermato come i social network possano essere utilizzati per capire molte cose dell’individuo, delle sue amicizie e della posizione geografica degli utenti. Ma è chiaro come l’idea di trasformare un network in un occhio sulla società è qualcosa di poco accettabile: la proposta andrà approfondita, a maggior ragione in un momento in cui l’FBI è sotto gli occhi di tutto il mondo per l’azione di forza compiuta nei confronti di di Megaupload.

Fonte: FedBizOpps • Via: Newscientist • Immagine: Carsten Lorentzen • Notizie su: