QR code per la pagina originale

WiFi per tutti, la proposta in Parlamento

Si discute molto della proposta di alcuni esponenti PD di obbligare gli esercizi commerciali a fornire WiFi gratuita. È la via giusta?

,

Obbligo per tutti gli esercizi commerciali con superficie superiore ai 100 mq di dotarsi di wifi aperta e gratuita. La connessione mobile free come la toilette, obbligatoria per legge. Questo l’intento di alcuni deputati del PD che hanno depositato un progetto di legge apposito. È la panacea di tutti i mali del digital divide, la mecca degli internauti, una rivoluzione culturale?

Tra gli autori della proposta (la 2528 CA., ancora neppure nell’iter di discussione) si riconoscono almeno due protagonisti di altre proposte molto discusse: Sergio Boccadutri (ex Sel, passato al PD in giugno, primo deputato ad interessarsi della possibile regolamentazione dei Bitcoin e promotore del dibattito su epayment e cashless) e Ernesto Carbone, uno dei primissimi sostenitori della webtax. Insomma, un curriculum non proprio idoneo a catturare le simpatie della community del web. Con questa proposta, però, sperano di incidere profondamente nel problema – avvertito da molti italiani – della scarsa accessibilità ad Internet nei luoghi pubblici. In Italia soltanto un esercizio commerciale su dieci (e anche gli uffici pubblici) offre servizi di connettività wireless.

I pro e i contro

In realtà questa proposta, disponendo l’obbligo di dotarsi di un router wifi (e modem in caso di assenza di connessione Internet) e prevedendo una multa di 5000 euro a tutti coloro che non si adeguassero entro sei mesi dall’approvazione della legge, ha qualche aspetto critico, tale che un esperto come Stefano Quintarelli si è per il momento rifiutato di sottoscriverla, al contrario del centinaio di parlamentari che l’hanno già fatto. Per quale ragione?

I fattori positivi della proposta sono evidenti: si dà impulso all’uso della Rete, accelerandone gli effetti economici. Inoltre, si fornisce una prima concreta soluzione-tappo alla crisi della rete fissa italiana, andando a irrobustire il wireless invece che puntare sul traffico di rete dati, inevitabilmente collegato al piano banda larga. Che però resta fondamentale.

I fattori negativi lo sono altrettanto. Il primo è che il meccanismo obbligo-multa è il peggiore in assoluto per propagandare una cultura digitale, che è l’autentico problema. Inoltre la proposta sembra interpretare un’esigenza molto egoistica, superficiale, dell’utenza, che risponderà sempre che desidera navigare gratis, ovunque. Per le stesse ragioni per cui vorrebbe poter sempre leggere gratis, viaggiare gratis o mangiare gratis. Se questo desiderio dell’utenza generica dà impulso a una proposta che non considera gli elementi contestuali e pratici, si rischia la demagogia.

Ad esempio, obbligare all’acquisto di un modem Internet un qualunque esercizio commerciale, dal salone del parrucchiere al negozio di animali sotto casa, è soltanto un costo aggiuntivo (circa 100-150 euro) per un settore già tartassato. Per non parlare dell'”effetto sceriffo” in certe amministrazioni pubbliche, che approfitterebbero dell’occasione per comminare multe a iosa e rimpinguare le casse.

Andrebbe considerata la reale utilità di questa connessione wireless, perché in molti casi non servirebbe praticamente a nessuno: anche adottando la modalità hot-spot del proprio smartphone, passeggiare in una strada colma di antennine wifi comporterebbe un continuo saltare della connessione stessa. Costo e stabilità delle reti dati sono abbastanza favorevoli, ad oggi, per preferirla allo scenario alternativo.

Inoltre, questa gigantesca ondata di wifi non tiene conto del problema dell’inquinamento elettromagnetico e della elettrosensibilità, sui quali ci sono sempre più studi scientifici allarmanti. Il primo emendamento da imporre subito a questa proposta sarebbe quello di escludere per precauzione le scuole. In questo tipo di edifici i migliori progetti esistenti vanno già nella direzione opposta, portando il più possibile il cavo e altre tecnologie a minor impatto. Anche la superficie andrebbe probabilmente aumentata, magari da 100 mq a 300 mq, per escludere tutti gli esercizi commmerciali che davvero non farebbero la differenza.

Il concetto è buono, l’esecuzione va migliorata

Stando a questo primo testo, hanno ragione i detrattori: va migliorato e bisogna scardinare un possibile “socialismo della rete”, lasciando più spazio alla libera volontà e opportunità di soddisfare questa esigenza. In ogni caso, il concetto secondo il quale la connessione wireless possa diventare un servizio comune obbligatorio è certamente brillante e ha il merito di aver iniziato un dibattito, con uno scopo.

Fonte: Webnews • Immagine: shutterstock • Notizie su:
Commenta e partecipa alle discussioni
  • 30/10/2014 alle 10:59 #391168

    Teeo
    Membro

    Bravi, proposte a caso. In Italia manca l’infrastruttura e i costi sono proibitivi. Immaginate un ristorante da 200 posti. Anche se solo 10 persone si collegano al wifi (se riescono a collegarsi) la connessione sarebbe lentissima. Inoltre immaginate, connessione aperta gratuita, quelli del primo e secondo piano sopra o affianco al ristorante che si collegano e tolgono banda. Avessimo la fibra a 1GB dappertutto potrei anche capire, ma con le reti attuali mi sembra abbastanza improponibile. Ci vuole prima l’infrastruttura.

    30/10/2014 alle 13:25 #391241

    Marco Viviani
    Moderator

    Infatti questo è un bel problema, il motivo per cui obiettivamente non è il caso di farsi trascinare dall’entusiasmo. La banda larga è ancora il deficit, è ancora l’obiettivo principale, e finché in Italia non si passerà a bande, fisse e mobili, più rilevanti, l’attuale rete sarà un colabrodo al quale si aggiungono continuamente buchi. 

    30/10/2014 alle 15:07 #391296

    Certo che l’Italia è unica: fino a ieri con il decreto Pisanu e la lotta al terrorismo era vietato; ora è diventato obbligatorio. Evidentemente si ritiene il popolo incapace di decidere per se stesso.