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Nest Cam, un bug permetteva di ledere la privacy

Grazie al collegamento con un hub Wink, chi possedeva una Nest Cam poteva spiare i nuovi utenti, a loro insaputa.

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Comprare una webcam usata? Forse meglio di no, se marchiata Nest. Alcune ricerche effettuate negli States mostrano infatti che alcuni modelli soffrono di un difetto di sicurezza alquanto pesante, che permette al vecchio proprietario di continuare ad accedere allo stream in differita, anche dopo un reset del dispositivo.

Ma c’è una precisazione da fare: la vulnerabilità interessa solo le telecamere che sono state precedentemente collegate ad un hub Wink. Si tratta di un device che consente di connettere più dispositivi smart home, simile a quelli che servono per utilizzare luci domestiche oppure termostati, di altri marchi. A quanto pare, il bug non permette agli utenti di prima mano di visualizzare feed dal vivo, fornendo invece una serie di immagini fisse scattate ogni pochi secondi.

Inquietante, sì ma non è abbastanza diffuso come potrebbe essere. Tuttavia, fa venire un dubbio piuttosto serio: come può un dispositivo resettato di fabbrica connettersi ancora a qualcosa di precedente? Non lo sappiamo ma intanto Big G, che detiene la proprietà di Nest, ha corretto la vulnerabilità:

Recentemente ci siamo resi conto di un problema che riguardava alcune videocamere Nest connesse a servizi di partner di terze parti tramite Works with Nest. Da allora abbiamo implementato una soluzione che verrà diffusa automaticamente, quindi se possiedi una videocamera Nest non è necessario eseguire alcuna azione.

Questo piccolo errore ha fatto sì che l’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, sia stato chiamato per una deposizione al Senato Usa, proprio per capire cosa sia successo e le difficoltà per gli utenti finali. Non su tratta di una bellissima notizia per la multinazionale che, proprio di recente, ha lanciato il brand Google al posto di Nest, con il lancio in Italia del Google Nest Hub, che probabilmente in futuro perderà anche il suffisso Nest, per lasciare le sole parole Google Hub al fianco delle varie declinazioni, tra Max, Plus, Lite e chi più ne ha, più ne metta.