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Dov’erano gli altri?

Abbiamo ricevuto in queste ore in redazione un comunicato che fa pensare. Perchè spesso quando una realtà italiana si affaccia sul campo internazionale vive la sensazione di quel noto “yuhoooo” della pubblicità con la bollicina di sodio: “c’è nessunoooo?”. Ciaopeople, un’italiana a Londra. Il 6 Aprile 2008 Google ha organizzato un Hackathon (una hack-marathon) di [...]

Abbiamo ricevuto in queste ore in redazione un comunicato che fa pensare. Perchè spesso quando una realtà italiana si affaccia sul campo internazionale vive la sensazione di quel noto “yuhoooo” della pubblicità con la bollicina di sodio: “c’è nessunoooo?”.

Ciaopeople, un’italiana a Londra. Il 6 Aprile 2008 Google ha organizzato un Hackathon (una hack-marathon) di un’intera giornata per il suo progetto Opensocial Foundation, l’organizzazione no-profit che promuove standard universali per lo sviluppo di applicazioni di social network. L’incontro si è svolto nella prestigiosa sede della British Telecom nel cuore della city di Londra.

Ciaopeople ha scelto di essere in prima linea, insieme agli altri grandi della rete: l’unica community italiana prese nte al convegno. A rappresentarla il suo application development manager Dario Caregnato.

[...]

La sorpresa è stata quella di scoprirsi l’unica Internet Company italiana presente all’evento e di constatare lo scarso interesse al confronto dei social network del nostro paese.


All’appuntamento hanno presenziato nomi quali MySpace, Orkut, Xing. E Ciaopeople. Un post di Dario Caregnato su Ciao Blog riassume quanto successo a Londra, con tanto di partite a biliardo e pizzata in compagnia per “digerire” le nozioni fagocitate in precedenza. Ma la chiusura suona nuovamente melodie malinconiche:

A Londra il 6 Aprile, mentre noi discutevamo del futuro del social networking, è passata la fiaccola olimpica: ci piace vederla come una metafora dell’orizzonte di Opensocial. In fondo le Olimpiadi possono essere viste come un antichissimo e stupendo social network, le cui radici affondano ai tempi in cui Seneca affermava “L’uomo è un uomo sociale”. La torcia Olimpica che attraversa la città è stata una splendida e beneaugurale coincidenza; peccato che a testimoniare la presenza Italiana ci fossimo solo noi di Ciaopeople.

Dov’erano gli altri?

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  • http://paolododet.wordpress.com/ Paolo Dodet

    Sono un italiano che vive in Brasile. Non vivo in Italia dal lontano 1990, ma, grazie alla rete, sono abbastanza al corrente della situazione italiana anche se, come è ovvio, non la posso vivere in prima persona data la distanza.

    Qui in Brasile il socialnetworking è abbastanza attivo e, i pochi fortunati che hanno un computer e una connessione ADSL vivacizzano la rete usando Orkut, Netlog, Fotolog, fra gli altri.

    Non volendo affrontare il problema della pedofilia che è sorto poco tempo fa tra gli affiliati ad Orkut, perché questa non è la sede adatta, volevo solo dire che leggo in rete commenti del tipo “gli italiani non usano la rete per motivi culturali”.

    Non capisco molto bene quali siano i motivi culturali che inducano gli italiani a non usare la rete. Voglio dire: “gli italiani sono molto colti e perciò non la usano o sono molto ignoranti e non la usano per questa ragione?”.

    Sí, perché, qui dove vivo, in Brasile appunto, la popolazione ha un livello di istruzione che è minimo, se lo compariamo con quello dell’italiano medio, ma l’uso che si fa di socialnetworking e di internet in generale è molto elevato, possibilità monetarie permettendo, ben s’intende.

    Per possibilità monetarie, voglio dire che se i brasiliani che non hanno la possibilità di comprarsi il computer (circa l’80% della popolazione) ne avessero la possibilità, lo farebbero e parteciperebbero nella rete in maniera molto attiva.

    Quindi la cultura, o la sua assenza, non è un deterrente alla partecipazione in internet.

    Direi che non partecipa in internet chi è morto dentro.

    Non partecipa in internet chi non partecipa alla vita che accade intorno a sé e non percepisce gli altri come simili.

    Chi, insomma, vive intorno al proprio ombellico e questo, devo purtroppo dirlo, è il caso dell’italiano medio.

    Saluti dal Brasile