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Latte di… bufala

Una mail che sta circolando da alcune settimane rivela il segreto dei numeri sul fondo dei cartocci del latte. Ma trattasi soltanto di una pericolosa bufala

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Nei giorni scorsi ricevemmo la prima segnalazione, e la sensazione fu immediata ed istintiva: si tratta di una bufala. Le prime ricerche online non sembravano però dare risultati apprezzabili, il che altro non significava se non il fatto di trovarsi di fronte ad una bufala non troppo vecchia o quantomeno non ancora smascherata. Nella giornata di oggi il Corriere della Sera ha però offerto il proprio contributo in merito, sbugiardando definitivamente la bufala del latte bollito e dei numeri che è possibile leggere sul fondo al cartoccio.

La bufala (termine forse improprio, se si tratta di qualcosa legato al latte) è arrivata a migliaia di utenti in uno dei classici passaparola via mail nei quali le notizie prendono vie incontrollate e, facendo leva sulla curiosità dell’informazione passata, si moltiplicano a colpi di “inoltra”. Secondo quanto riportato nella mail, il fondo di tutti i cartocci del latte contiene una sigla identificativa composta dai numeri “1 2 3 4 5”: in taluni casi uno di questi numeri potrebbe non essere stampato, oppure potrebbero essere presenti in serie tutti e cinque. Il teorema indicato nella mail è quello per cui tale codice servirebbe per segnalare il numero di volte in cui il latte è stato trattato con bollitura ed in seguito rimesso sul mercato nonostante il superamento della data di scadenza.

Cartoccio del latte

Tutti i cartocci del latte hanno il codice "12345" impresso sul fondo della confezione

La forza della bufala in questione è nel fatto che il codice risulta effettivamente presente sui cartocci del latte (provare per credere), ma il suo significato è perlopiù sconosciuto. In questo vuoto informativo si inserisce una mail virale dai contenuti fasulli e dalle accuse tendenziose: la presenza del codice e l’eventuale assenza di uno dei cinque numeri significa che si è di fronte a latte ribollito più volte e pertanto privo di qualità.

La risposta giunge, grazie al Corriere, direttamente dal gruppo Tetrapak: «si tratta di numeri utili per la rintracciabilità del materiale di imballaggio e non hanno niente a che vedere con l’alimento confezionato. Questi allarmi infondati, rischiano di minare la fiducia dei consumatori in un alimento come il latte del tutto sano ed essenziale».

La bufala è smascherata. L’occasione è buona per perpetrare due consigli differenti. Il primo è di Andrea Ghiselli, dell’Istituto di ricerca per gli alimenti e la nutrizione: il latte fa bene poichè ricco di calcio e vitamina B, dunque anche in età adulta bisognerebbe berne almeno un paio di bicchieri al giorno. Il secondo consiglio è invece il nostro: meglio evitare l’inoltro di email di questo tipo perchè, invece di fare utile comunicazione nei confronti dei propri conoscenti, si rischia di coinvolgerli in malainformazione, truffe o bufale di ogni tipo.

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