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Apple mette Amazon Kindle all’angolo

Apple, cambiando le regole del proprio App Store, mette Amazon nella condizione di dover rimuovere la propria applicazione per Kindle.

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Apple ha cambiato da poche ore le regole con cui è possibile contrarre pagamenti dai clienti dell’App Store e fin da subito l’obiettivo si è spostato verso Amazon Kindle. L’operazione messa in atto è infatti tale per cui proprio l’applicazione Amazon debba modificare (peraltro in tempi brevi) il proprio modo di commercializzare i contenuti, con l’obbligo esplicito di fare riferimento ai pagamenti “in-app” previsti da Cupertino.

Apple prevede che i pagamenti debbano avvenire direttamente dall’applicazione, cosa che Amazon ad oggi non contempla. Apple prevede che, in caso di vendita su servizi terzi, il prezzo su App Store debba essere minore o uguale all’offerta parallela, cosa che limiterebbe i margini Amazon portando il gruppo verso un modello di distribuzione in perdita. Apple prevede che l’applicazione non possa linkare servizi esterni al fine di aggirare la vendita in-app, cosa su cui Amazon basa oggi il proprio modello di vendita. Nel caso in cui Amazon intendesse portare su Kindle delle offerte in abbonamento (ad esempio per giornali e riviste), le regole sarebbero le medesime.

Nel momento in cui Apple cambia le regole, quindi, Amazon Kindle viene messo improvvisamente in fuorigioco poiché si trova costretto a fare i conti con il 30% che Apple trattiene dai pagamenti effettuati su App Store: è questo un margine che, una volta sottratto ad Amazon in virtù della presenza dell’applicazione su App Store, taglia le gambe alle ambizioni di Kindle sul marketplace rivale. Tanto che lo sbocco sembra poter essere uno soltanto: l’applicazione sarà presto o tardi rimossa dall’App Store, in quanto l’alternativa sarebbe soltanto una condivisione degli introiti a fronte di una attività in perdita.

Amazon ha tempo fino al 30 giugno per confermare la propria applicazione dimostrando l’aderenza dell’applicazione Kindle alle “In App Purchase API”. Ed è facile ipotizzare il fatto che entro tale deadline lo scontro tra le parti si farà oltremodo acceso perché in ballo non c’è soltanto il 30% degli introiti, ma la totalità di un mercato di grande prospettiva quale quello del futuro editoriale in digitale.

Fonte: Marketwatch • Notizie su: