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Vint Cerf

Vinton Cerf: Internet non è un diritto dell’uomo

Il padre di Internet, Vint Cerf, lo scrive a chiare lettere sul Nyt: la Rete è un abilitatore di diritti e non un diritto in sé.

L’editoriale di Vinton Cerf sul New York Times è già entrato nella bibliografia obbligatoria sull’argomento: Internet è uno dei diritti dell’uomo? Secondo uno dei suoi padri fondatori, no: assolutamente no.

La tesi di Cerf sta già destando molto clamore nella blogosfera, ma non si può dire che sia confusa, anzi: è di una limpidezza eccezionale; forse anche per questo potrebbe tagliare le gambe a tutti i tentativi di inserire questa tecnologia nell’olimpo dei diritti e persino dei premi Nobel. Tentazioni molto à la page, secondo Cerf, ma che potrebbero portare a grossi errori di valutazione, che evidenzia con ironia:

«L’argomento secondo il quale Internet, fornendo il diritto alla libertà di espressione, sia un diritto in sé non è privo di buone intenzioni, ma la tecnologia è un abilitatore di diritti, non un diritto esso medesimo. C’è un limite molto alto da superare perché qualcosa possa essere considerata un diritto umano. Deve essere qualcosa di cui abbiamo bisogno per condurre una vita sana e significativa, come la libertà dalla tortura o la libertà di coscienza. È un errore inserire qualsiasi tecnologia particolare in questa categoria così esaltata (…). Per esempio, un tempo se non si possedeva un cavallo era difficile guadagnarsi da vivere. Ma l’importante diritto in quel caso era il diritto di guadagnarsi da vivere, non il diritto ad un cavallo. Oggi, se mi fosse concesso il diritto di avere un cavallo, non saprei dove metterlo».

La visione funzionalista (sociologicamente parlando) di Internet senza concessioni alla filosofia sembra quasi una provocazione, ma l’evangelista di Internet ha voluto rompere il silenzio su questa moda di valorizzare politicamente e culturalmente Internet quando ha cominciato a leggere che alcuni parlamenti nel mondo l’hanno inserito – a parole – tra i diritti esclusivi dei cittadini. Pur ammettendo che forse, al limite, potrebbe essere considerato un diritto civile, cioè riconosciuto a posteriori per legge senza tuttavia riconoscerne un valore intrinseco in forma naturale. Insomma, diritto all’accesso.

Tutti questi argomenti filosofici si affacciano su un problema più fondamentale: la responsabilità dei creatori di tecnologia di sostenere i diritti umani e civili. Internet ha introdotto una piattaforma estremamente accessibile ed egualitaria per la creazione, condivisione e l’informazione su scala globale. Come risultato, abbiamo nuovi modi per permettere alle persone di esercitare i loro diritti umani e civili. In questo contesto, gli ingegneri hanno un solo obbligo: consentirlo agli utenti; ma anche l’obbligo di garantire la loro sicurezza. Ciò significa, ad esempio, proteggere gli utenti da danni specifici, come virus e worm che invadono silenziosamente i loro computer. I tecnici dovrebbero lavorare a questo fine.

La morale secondo Cerf è che Internet è solo un mezzo, seppur importante, con cui migliorare la condizione umana. E il dovere civile di migliorarlo non corrisponde al diritto umano di possederlo. Un concetto che sembra fatto apposta per iniziare un dibattito.

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  • Andy

    Interessante punto di vista, anzi non fa una piega… Se non fosse che, con il passare del tempo, Internet potrebbe diventare, molto probabilmente un diritto umano, in quanto permetterebbe, tra le altre cose, libertà di espressione, comunicazione, e volendo anche un mezzo di sostentamento…

    • Daria

      Interessante si ma tu non hai capito il succo del discorso di Vint se pensi quello che scrivi. il diritto è la libertà di espressione e non internet che è un mezzo. Potersi sostenere è un diritto  e non internet che protrebbe essere un mezzo. e così via

      • Filobus

        mi sembra una lettura semplicistica: non è un diritto, ma cos’è un diritto (mangiare respirare, e basta, o qualcos’altro?) e cos’è internet (vedere siti porno, un lusso solo per chi può permetterselo o avere accesso a servizi che altri mezzi permettono solo in misura molto minore, e avere accesso a informazioni in modo affatto paragonabile rispetto ad altri mezzi, e comunicare in modo molto più potente rispetto ad altri? si potrà dire che in fondo si può sempre usare, che so, il telefono, la posta, ma in fondo perchè a questo punto non usare il piccione viaggiatore?).
        In realtà è chiaro che a livello di definizione pura internet non è un diritto ma un mezzo, ma senza andare a citare Marshall McLhuan con “il mezzo è il messaggio”, mi sembra evidente che chi ha modo di controllare/modulare il nostro accesso ad internet, un mezzo sempre più potente, controllerà sempre più il nostro modo di vivere nella società di oggi.
        (vedi anche qua, https://plus.google.com/u/0/107033731246200681024/posts/NLDZKfz9nkz, in questo post Google+ di Tim O’Reilly)

  • Giart84

    molto interessante…ma nel caso in cui mezzo e contenuto coincidano?! ovvero, contestualizziamo lo strumento di cui stiamo parlando, internet è difatto un medium multiforme che influenza moltissime sfere dell’ individuo , da quella sentimentale a quella lavorativa, dalla cultura al viaggio e così via. é un mezzo in sintesi differente da tutto quanto ciò che conoscevamo…tant’è che  in alcuni casi è paragonabile a un luogo esso stesso. il cavallo era invece un “mezzo” che assolveva a compiti ben precisi e per semplificare circoscritti alla sua cavallinità…Internet è invece una chimera multiforme che percorre le nostre vite in modi sempre differenti e spesso diventa mezzo imprescindibile per vivere nella società contemporanea.