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Armani.it, dopo i tribunali il parlamento

Quali parametri definiscono la legittimità della proprietà di un dominio? Il cognome? Il primo acquisto? La notorietà di un marchio? Su questi punti è chiamato a decidere un tribunale, ed ora la vicenda approda anche in Pprlamento.

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Il tutto nacque da una scintilla, poi si è esteso, e ora approda sui banchi del parlamento appalesando una questione non di poco conto riguardo il futuro dell’etica e del diritto della Rete. Luca Armani, proprietario di un timbrificio, reo di aver “rubato” il dominio al più famoso stilista Armani, dovrà restituire Armani.it al suo “legittimo” proprietario.

Chi stabilisce la legittimità della proprietà? Su questo punto scoppia il dibattito. Prima di questo caso, che farà giurisprudenza, erano il cognome e la priorità di acquisto a rendere effettiva la proprietà di un dominio. Ma più gradi di giudizio hanno sovvertito le regole preesistenti affidando al parametro della notorietà le decisioni in merito.

“Con questa sentenza si colpisce quello che si considerava un pilastro di Internet, ovvero il diritto al proprio cognome. Si toglie ai poveri per dare ai ricchi, le multinazionali, a cui tutto è dovuto e che tutto pretendono, in ogni campo”.

Con queste parole riportate da Punto Informatico il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana ha espresso il suo disappunto per l’evolversi della questione. I Verdi, insieme all’associazione NewGlobal.it, hanno deciso di dare assistenza legale a Luca Armani affinchè egli possa difendere, in nome di tutti, un diritto negato.

La vicenda continuerà con il successivo grado di appello, ove il giudice sarà chiamato non solo a stabilire semplicemente l’attribuzione di un dominio, ma a produrre una vera e propria giurisprudenza in merito, tracciando con decisa influenza il futuro della legislazione del settore.