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Blog, classifiche e quisquilie varie

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Quando si misurano segnali deboli il problema è distinguere il segnale significativo dal rumore di fondo sempre presente […]

Perché i blogger guardano le classifiche? Quando sento qualcuno fare questa domanda francamente mi sembra un atteggiamento un poco naive. Quando si scrive qualche cosa e lo si pubblica è ovvio che si desideri di essere letti ed è abbastanza logico che, aderendo alla erronea idea che porta a pensare che essere alti in classifica voglia dire essere più letti, si controlli la posizione per sapere se qualcuno ci legge […]

Le classifiche prendono in considerazione, con qualche correzione, sostanzialmente solo i link che afferiscono ad un certo blog senza considerare il traffico, che darebbe una indicazione del numero di lettori, le pagine viste e il tempo passato sulla pagina che darebbe una idea dell’interesse dei contenuti o i commenti che darebbero, quelli si, una indicazione della capacità di generare discussioni. Le classifiche misurano solo i link perché sono la cosa più facile e immediata da misurare. A pensarci bene la cosa non ha senso perché viene data una importanza enorme solo ai lettori che hanno un blog e che hanno voglia di citare nel loro blog il post: è la quinta essenza della autoreferenzialità della blogosfera.


Nei giorni in cui si parla della possibile riapertura di BlogBabel, penso sia utile segnalare questo bel post di Roberto Dadda che, numeri alla mano, spiega qualcosa di intelligente a proposito delle classifiche che propone la blogosfera.

In soldoni: le classifiche sono fatte su parametri privi di significatività, si basano su numeri infimi assimilabili a rumore di fondo e questa illusione collettiva genera effetti concreti nel modo in cui la blogosfera è vista dall’esterno.