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Il CIO mette in guardia la Cina: niente censura

In seguito ad alcune segnalazioni da parte dei giornalisti accreditati per i Giochi, il CIO ha invitato il governo di Pechino a rispettare i suoi impegni rimuovendo le censure dal Web. La Cina si difende, assicurando il massimo impegno per la trasparenza

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A una decina di giorni dall’inizio dei giochi olimpici di Pechino 2008, permangono ancora numerosi interrogativi sulla condotta che il governo cinese adotterà per gestire l’evento. Le maggiori preoccupazioni del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), incaricato di vigilare sull’organizzazione e lo svolgimento dei Giochi, sono principalmente legate alle pesanti restrizioni imposte dalla Cina alla libertà di espressione attraverso i nuovi mezzi di comunicazione come il Web.

Il primo responsabile dell’area stampa del CIO, Kevan Gosper, ha da poco confermato l’intenzione di indagare attentamente su alcune attività censorie identificate in Rete a pochi gorni dall’inizio delle Olimpiadi. Alcuni mesi fa, sotto pressione della comunità internazionale e del CIO, il governo di Pechino si era impegnato a offrire agli organi di informazione nazionali e stranieri il medesimo grado di libertà delle precedenti edizioni dei giochi olimpici. Un’assunzione di responsabilità importante, destinata a perdurare fino al prossimo ottobre, e tale da tranquillizzare il Comitato Olimpico Internazionale e le migliaia di operatori impegnati per raccontare al mondo i giochi di Pechino.

Secondo Gosper, la Cina non avrebbe in realtà osservato gli impegni presi a inizio anno. I giornalisti presenti al Main Press Centre, il cuore del sistema informativo dei Giochi, avrebbero incontrato negli ultimi giorni numerosi problemi nel collegarsi ad alcuni siti web, resi inaccessibili dalle strette maglie della censura cinese. Il portale di Amnesty International, sul quale era stato messo a disposizione un dettagliato report [pdf] sulla violazione dei diritti umani da parte della Cina anche durante l’evento olimpico, risultava completamente inaccessibile ai giornalisti accreditati.