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WhatsApp, ultimatum dalla Francia

Il CNIL ha ordinato a WhatsApp di sospendere la raccolta dei dati degli utenti, in quanto avvenuta in violazione della legge sulla privacy in vigore.

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Il Garante per la protezione dei dati personali in Francia (CNIL) ha ordinato a WhatsApp di interrompere la condivisione dei dati degli utenti con Facebook, in quanto effettuata senza il loro consenso. Ciò dovrà avvenire entro 30 giorni, altrimenti l’azienda potrebbe essere costretta al pagamento di una sanzione. La decisione rappresenta solo l’ultima “puntata” della vicenda che ha avuto inizio oltre un anno fa.

Il 25 agosto 2016 sono entrate in vigore le nuove condizioni d’uso del servizio, in base alle quali WhatsApp raccoglie diverse informazioni personali degli utenti, tra cui nome, numero di telefono e stato online, allo scopo di migliorare la sicurezza e visualizzare inserzioni pubblicitarie personalizzate su Facebook. Il CNIL aveva chiesto a WhatsApp un campione dei dati trasferiti a Facebook. L’azienda ha respinto la richiesta, affermando di essere soggetta solo alla legislazione degli Stati Uniti. Considerata la mancanza di collaborazione, il Garante francese ha ordinato la sospensione della raccolta dei dati.

Il CNIL ritiene che il miglioramento della sicurezza sia un motivo valido, mentre l’analisi delle abitudini degli utenti non giustifica la condivisione delle informazioni personali con Facebook. Tra l’altro, il consenso non viene ottenuto in modo chiaro e l’unico modo per rifiutare la raccolta dei dati è disinstallare l’applicazione. L’autorità francese afferma inoltre che WhatsApp non fornisce la necessaria libertà di scelta agli utenti.

Il CNIL non applicherà nessuna sanzione se WhatsApp soddisferà la richiesta entro i prossimi 30 giorni. In caso contrario, l’azienda dovrà pagare una multa per la violazione della legge sulla protezione dei dati personali in vigore in Francia. WhatsApp aveva già interrotto la raccolta delle informazioni in Germania e Regno Unito. In Italia ha ricevuto una multa di 3 milioni di euro dall’AGCM, mentre un’altra multa da 110 milioni di euro è stata comminata dalla Commissione Europea.

Fonte: CNIL