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Google, accuse di disparità contro donne incinte

Google è stata accusata ancora una volta di discriminazione, adesso nei confronti delle donne incinte.

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Google si trova per l’ennesima volta nell’occhio del ciclone, dopo che una nota virale di una dipendente ha accusato l’azienda di discriminare le donne in gravidanza. Secondo quanto riportato da Motherboard, la dipendente in questione avrebbe subito ritorsioni dopo aver portato alla luce i commenti sprezzanti di un manager nei confronti di una collega incinta, nonché la discriminazione seguente alla nascita del figlio.

Pare che oltre 10mila dipendenti della società abbiano letto la nota. Non è la prima volta che Google viene accusata di discriminazione: il gigante della ricerca è stato costretto di recente a pagare una somma pari a 11 milioni di dollari a persone che hanno affermato di non aver ricevuto il posto di lavoro a causa dell’età; inoltre, tre donne hanno citato in giudizio BigG perché ritengono non offra la possibilità di fare carriera ai dipendenti di sesso femminile. Nondimeno, lo scorso autunno migliaia di lavoratori sono usciti nelle piazze in segno di protesta, dopo lo scandalo relativo alle molestie sessuali di alcuni dirigenti. La dipendente anonima ha così raccontato:

Dopo aver parlato della mia gravidanza con i responsabili delle risorse umane, il comportamento del mio manager nei miei confronti è cambiato drasticamente. Per mesi ho dovuto sorbirmi rimproveri via chat ed e-mail, perché tra l’altro mi ignorava di persona. Il colpo finale è stato scoprire che stava cercando nuovi candidati per rimpiazzarmi.

Secondo il Pregnancy Discrimination Act, è illegale per le aziende discriminare le persone “sulla base di gravidanza, parto o problemi di salute”. Ovviamente il colosso della tecnologia si è difeso dichiarando che in azienda vengono proibite ritorsioni sul posto di lavoro e che le politiche sono trasparenti.