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Commissione Europea e Intel ai ferri corti

La Commissione Europea ha rifiutato la richiesta di Intel per una audizione sulle indagini antitrust che la riguardano. La società californiana è accusata di aver attuato politiche lesive della concorrenza per escludere il suo competitor AMD

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Prosegue la sfida tra Intel e la Commissione Europea sulle politiche antitrust. L’istituzione del vecchio continente ha da poco rifiutato una richiesta della famosa società californiana, che aveva inoltrato domanda per una audizione orale in merito alle accuse di comportamento lesivo della libera competizione sul mercato. Il recente rifiuto sembra indicare chiaramente l’atteggiamento fermo della Commissione Europea, determinata a fare quanto prima chiarezza sulla delicata vicenda.

La Commissione ritiene, infatti, che il primo produttore al mondo di microprocessori abbia dato vita in Europa a politiche lesive della libera competizione sul mercato. Secondo le accuse, Intel avrebbe cercato di escludere il suo competitor AMD dal fecondo mercato delle CPU x86 instaurando un sostanziale monopolio. Nel corso dei primi giorni di febbario, Intel aveva nuovamente risposto alle accuse provenienti dall’Europa con un memorandum richiedendo anche la possibilità di avere un’audizione per far valere le proprie ragioni.

La Commissione, che si occupa anche della tutela della competizione tra i 27 paesi dell’Unione Europea, ha rifiutato la richiesta perché al momento non prevista nella procedura di indagine sulla violazione delle leggi antitrust. «La Commissione valuterà tuttavia se le informazioni aggiuntive fornite [da Intel, ndr] il 5 febbraio siano necessarie per condurre propriamente le procedure amministrative legate al caso antitrust» ha dichiarato un portavoce dell’Istituzione, confermando dunque la volontà della Commissione di valutare la nuova documentazione fornita dal produttore di microchip.

La reazione da parte di Intel non si è fatta attendere. Attraverso un portavoce, la società ha formulato una dichiarazione tesa a distendere gli animi e a non entrare in polemica per l’audizione rifiutata: «Abbiamo inoltrato una risposta e attendiamo una decisione da parte della Commissione. La prossima mossa spetta a loro, dovranno analizzare [la situazione, ndr] e decidere come andare avanti». Il caso si trascina ormai dall’estate del 2007, ma ora l’Istituzione europea potrebbe optare per una accelerazione per giungere presto a una prima conclusione della vicenda.

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