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Google Takeout: i dati nelle mani dell’utente

Google lancia Takeout, strumento con il quale gli utenti potranno esportare le proprie informazioni personali dai server del gruppo per portarle altrove.

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Le numerose informazioni personali archiviate all’interno dei diversi servizi che Google offre ai propri utenti potranno ora essere esportate dagli stessi per effettuare una migrazione verso altri provider: ad annunciarlo è lo stesso colosso di Mountain View, il quale presenta al mondo interno l’arrivo di Takeout.

Takeout nasce in seno al progetto “Data Liberation“, un’iniziativa interna al gigante delle ricerche avente l’obiettivo di semplificare l’esportazione e l’importazione dei propri dati personali da e verso i server della società. Grazie a Takeout sarà dunque possibile scaricare dalle pagine Google dei file realizzati mediante formati aperti (dunque facilmente trasferibili all’interno dei servizi offerti da altre aziende): ad essere integrati con il nuovo strumento al momento sono esclusivamente Buzz, Contacts and Circles, Picasa, Stream e la pagina per la gestione del proprio profilo Google, ma presto saranno introdotti nomi nuovi in tale elenco.

Il nuovo tool made in Mountain View è inoltre presente all’interno di Google+, il nuovo social network del quale la società vuole in questo modo mettere in risalto un’importante proprietà: le informazioni archiviate al suo interno non sono intrappolate per sempre sui server Google, ma possono essere esportate dagli utenti e rimosse dagli stessi in pochi e semplici click mediante uno strumento ufficiale fornito proprio dall’azienda.

Con questa mossa la società della Silicon Valley intende dunque fornire nelle mani degli utenti una valida soluzione per la gestione delle proprie informazioni, la quale rappresenta secondo l’azienda una vera e propria «rivoluzione». La privacy sulla Rete, del resto, è uno dei temi più scottanti nel Web e la concessione di tale possibilità ai navigatori che usufruiscono dei servizi Google è un importante passo in avanti verso una maggiore tutela degli utenti e delle rispettive identità personali online.

Per Google trattasi peraltro di un evidente guanto della sfida lanciato contro Mark Zuckerberg: quando la libertà sfida la chiusura, quest’ultima deve avere sempre buone motivazioni per continuare a farsi apprezzare.

Fonte: Data Liberation Front • Immagine: Emmanuel Digiaro • Notizie su: